Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite per i Territori palestinesi occupati, finisce al centro di un dossier sui finanziamenti esterni agli esperti dell’Onu. Secondo UN Watch, l’organizzazione non governativa con sede a Ginevra diretta da Hillel Neuer, il sostegno legato al suo mandato tra il 2016 e il 2025 avrebbe un valore stimato di 2.563.753 dollari, e Albanese non ne avrebbe indicato il valore economico nelle comunicazioni ufficiali alle Nazioni Unite. (Fonte: Il Tempo)
Cosa c’è dentro la cifra
Non si tratta di soldi versati in contanti alla relatrice. Nella stima di UN Watch, 1.824.196 dollari corrispondono al valore attribuito a personale di supporto e assistenti di ricerca, mentre 739.557 dollari sono sostegno in natura: viaggi, uffici, stampa e servizi. Una quota di 646.143 dollari arriverebbe, sempre secondo l’ONG, da «fonti non divulgate», cioè donatori la cui identità non compare nelle informative dell’Onu. Tra i soggetti che hanno sostenuto iniziative legate al mandato vengono citati diversi atenei, dalla Columbia University a quelli di Galway, Rotterdam, Londra e Pisa.
Il database da 88 milioni
Il caso Albanese è parte di una banca dati più ampia, presentata il 19 ottobre a Londra in un incontro ospitato dalla parlamentare conservatrice Priti Patel: 88,2 milioni di dollari di sostegni stimati a 140 esperti e titolari di mandato, da 366 donatori esterni. Circa 11,9 milioni, secondo UN Watch, risulterebbero dichiarati solo in parte o non dichiarati affatto. L’organizzazione chiede di vietare i finanziamenti destinati a mandati specifici e di introdurre revisioni contabili indipendenti.
Le stime, come sottolineano le stesse ricostruzioni, non dimostrano da sole un conflitto di interessi, e la distinzione tra sostegno personale, istituzionale e indiretto è il punto su cui si giocherà la polemica. Al momento non risultano repliche di Albanese o delle Nazioni Unite. (Fonte: Mosaico)



