Diciassette indagati, di cui 14 minorenni, sono finiti al centro di un’inchiesta del Ros dei Carabinieri e della Digos su una rete suprematista attiva online. Il blitz, con perquisizioni in diverse città italiane, ha portato a contestare a vario titolo i reati di propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale e religiosa, con l’aggravante di terrorismo. Lo riporta La Verità.
Le indagini hanno ricostruito la diffusione sistematica, in canali Telegram e in un gruppo legato al Social F.F.I (Fronte fascista italiano), di manifesti firmati dagli autori degli attentati di Oslo e Halle — rispettivamente Anders Breivik e Stephan Balliet — insieme a documenti propagandistici nazisti e al Mein Kampf di Adolf Hitler. Tra i materiali condivisi comparivano anche i manifesti di Brenton Tarrant, autore dell’attentato in Nuova Zelanda.
Nelle chat circolavano video, immagini, sticker e testi che inneggiavano alla “supremazia bianca”, al Ku Klux Klan e all’esoterismo nazista, oltre a manuali illustrati per costruire ordigni esplosivi artigianali e cataloghi di armi da guerra usate nei principali attentati suprematisti. Secondo gli inquirenti, tra i materiali condivisi comparivano anche progetti di attacchi contro una moschea, una sinagoga e una scuola.
Nel gruppo riconducibile al Fronte fascista italiano gli indagati scambiavano messaggi di incitamento all’odio contro ebrei, persone di colore e omosessuali, post di negazione dell’Olocausto e video di esecuzioni sommarie e massacri di minoranze etniche. Veniva diffusa anche propaganda del gruppo suprematista The Base, insieme a manuali di autoaddestramento e tecniche per compiere azioni dirette.
Un secondo filone dell’inchiesta ha monitorato la partecipazione di alcuni indagati a una chat denominata “Nuovo ordine europeo”, su un noto social network privato, dove venivano postati video, immagini e documenti riconducibili all’ideologia nazista e alla negazione dell’Olocausto.
Le perquisizioni hanno permesso di sequestrare armi bianche, vessilli e oggetti con simbologia nazista, oltre a numerosi dispositivi usati per diffondere la propaganda. Gli indagati, secondo l’accusa, praticavano anche attività di gaming online in cui simulavano scene di violenza e uccisione contro minoranze etniche.
Il nostro giudizio
Un’inchiesta che tocca 14 minorenni con piani di attacco a una moschea, una sinagoga e una scuola non è un episodio da archiviare con un titolo e via: è la prova che l’odio suprematista si organizza oggi nelle chat, tra adolescenti, prima ancora che nelle piazze. Chi glorifica Tarrant, Breivik e Balliet non è un ragazzino confuso da internet: è un aspirante terrorista, e va trattato come tale, con tutta la durezza che la legge prevede.
Bene il lavoro di Ros e Digos: la propaganda nazista e il negazionismo dell’Olocausto non sono opinioni, sono reati, e le chat criptate non devono più essere un rifugio impunito per chi progetta stragi.



