Un arsenale da guerriglia nascosto nei boschi della Lombardia, per garantire il controllo delle piazze di spaccio a colpi di kalashnikov. È quanto hanno scoperto i carabinieri di Bergamo indagando sulla sparatoria del 21 giugno alle piscine Aquamore di Seriate, come riporta Libero.
Le indagini hanno portato all’individuazione di più depositi clandestini di armi. Tra Vittuone e Cisliano sono stati recuperati kalashnikov, fucili d’assalto SIG 550, centinaia di munizioni e quantitativi di hashish, eroina e cocaina. Altre armi erano nascoste nei boschi tra Ozzero e Nerviano, insieme a circa 80mila euro ritenuti provento dello spaccio.
Al centro dell’inchiesta c’è un 27enne identificato come E.A.B. e conosciuto con il soprannome di “Botros”, ritenuto dagli investigatori il capo del gruppo. Dopo l’agguato di Seriate la banda è fuggita tra il Milanese e il Pavese, fino alla cattura del presunto capo e di un complice a fine agosto, durante un’irruzione del Gis in un covo di Vigevano.
Le indagini hanno permesso di identificare anche una presunta base logistica a Vermezzo con Zelo e un 21enne considerato il custode dell’arsenale. Grazie a pedinamenti e all’impiego di unità cinofile, i carabinieri hanno scoperto un ulteriore deposito nei boschi di Oleggio Castello, nel Novarese, con fucili d’assalto AK-74 e AR-15.
Secondo la Procura di Bergamo, armi e violenza venivano utilizzate per imporre il controllo delle attività di spaccio direttamente nelle aree boschive lombarde e piemontesi. Tutti i fermati sono stati portati in carcere. Armi e reperti sono ora al Ris di Parma per gli accertamenti balistici e dattiloscopici.
Il nostro giudizio
Bande armate di kalashnikov e fucili d’assalto pronte a difendere il controllo dei boschi lombardi: non è cronaca da periferia urbana, è guerriglia armata sul territorio nazionale. Chi doveva controllare chi entra e chi resta in Italia, e con quali precedenti, ha lasciato che si arrivasse a un arsenale da guerra nascosto tra Bergamo, Milano e il Novarese.
Il problema non è l’origine di chi delinque in sé, ma la voragine di controllo che permette a chi delinque di radicarsi sul territorio, armarsi e sparare senza che nessuno se ne accorga fino alla sparatoria. Servono espulsioni vere ed effettive per chi delinque, non indagini che arrivano dopo il sangue.



