Otto persone fermate, altre tre ricercate all’estero: la polizia di Stato ha smantellato a Cagliari un’organizzazione dedita all’immigrazione clandestina, capace di portare in Sardegna, secondo quanto ricostruito, almeno 60 migranti, quasi tutti di nazionalità algerina.
Come riporta l’ANSA, l’operazione è stata condotta dalla Squadra Mobile di Cagliari, coordinata dalla Polizia. Gli inquirenti hanno individuato tutti i componenti dell’organizzazione, che utilizzava gommoni ad alte prestazioni per organizzare veri e propri viaggi della speranza fino all’isola. Tre degli uomini coinvolti si trovano attualmente all’estero.
Per tutti l’accusa è di associazione a delinquere finalizzata all’immigrazione clandestina. Ma la storia non finisce con lo sbarco: secondo quanto emerso dalle indagini, alcuni migranti arrivati irregolarmente in Italia erano stati bloccati a Olbia, trovati in possesso di modelli C3 — i documenti che attestano la richiesta di protezione internazionale — falsificati, con le fotografie identificative sostituite.
Un sistema, non un episodio isolato
Quello che emerge da Cagliari non è la solita imbarcazione di fortuna intercettata al largo, ma una macchina organizzata: mezzi veloci, rotte studiate, e a valle un secondo livello di falsificazione documentale pensato per aggirare le regole sulla protezione internazionale. Un modello che dimostra quanto il business dell’accoglienza e dell’ingresso irregolare sia diventato, negli anni, un’industria vera e propria, con figure specializzate in ogni fase della filiera.
Non si tratta di disperati che remano da soli: dietro ogni gommone c’è chi organizza, chi incassa, chi falsifica le carte per far restare chi è arrivato senza averne diritto. È il volto meno raccontato dell’immigrazione irregolare, quello che le narrazioni buoniste preferiscono ignorare per concentrarsi solo sulla retorica dell’accoglienza a ogni costo.
Il lavoro della Squadra Mobile di Cagliari va nella direzione giusta e merita di essere raccontato per intero, con tutti i dettagli che la fonte fornisce: la nazionalità dei migranti trasportati, il tipo di mezzi usati, le accuse contestate. Tacere questi elementi, come fanno spesso altre testate per un malinteso senso di prudenza, non è rispetto: è disinformazione a metà.
Resta da vedere quanti di questi canali, in giro per l’Italia, continuano a operare indisturbati. Otto fermi sono un risultato concreto, ma la macchina della tratta, finché ci sarà domanda e finché le regole sull’asilo resteranno un colabrodo aggirabile con un documento fotocopiato, troverà sempre chi è pronto a rimetterla in moto altrove.



