Sette medici bolognesi, attivi tra Bologna e Ferrara, sono stati destinatari questa mattina di perquisizioni domiciliari nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Ravenna sui certificati falsi usati per bloccare i rimpatri di stranieri irregolari. Due di loro lavorano al Policlinico Sant’Orsola, come confermato dalla direttrice dell’ospedale, Chiara Gibertoni. L’operazione ha coinvolto in totale una ventina di medici sul territorio nazionale, coordinata dalla polizia di Ravenna.
Nessuno dei sette bolognesi risulta al momento indagato: nei loro confronti è stata svolta un’attività di ricerca di documentazione ritenuta rilevante ai fini dell’inchiesta nelle rispettive abitazioni, come riporta Il Resto del Carlino. La Procura di Ravenna contesta invece l’associazione a delinquere a Nicola Cocco, infettivologo ed esponente della società italiana di medicina delle migrazioni, ritenuto dagli inquirenti un punto di riferimento per i colleghi coinvolti nella vicenda.
A Bologna, davanti alla questura, si è tenuto un sit-in organizzato dai collettivi, che parlano di “fatti gravissimi” e annunciano una manifestazione in piazza Nettuno.
Il sindaco: “Molto orgogliosi”
Sul caso è intervenuto il sindaco di Bologna, Matteo Lepore, che ha detto: “Noi sappiamo quello che leggiamo sui giornali, abbiamo fiducia nella magistratura e nel lavoro che deve essere fatto per chiarire questa situazione, così come abbiamo fiducia assoluta nel personale medico e infermieristico della nostra regione, del quale siamo molto orgogliosi”. Alle critiche dell’opposizione ha risposto: “Se la destra ha delle informazioni, è giusto che si rivolga alla Procura”. Lo riporta Libero.
La capogruppo di Fratelli d’Italia in Emilia-Romagna, Marta Evangelisti, ha chiesto alla Regione di “fare chiarezza” sulla sua posizione rispetto alle “pesanti risultanze investigative emerse a carico di personale sanitario operante in strutture della regione”. Il presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici, Filippo Anelli, ha invece parlato di “vicinanza ai colleghi coinvolti” e ha ricordato che “non possono essere la politica o il clamore mediatico ad anticipare giudizi e sanzioni”.
Un sindaco che si dichiara “orgoglioso” di professionisti coinvolti in un’inchiesta per associazione a delinquere finalizzata a bloccare i rimpatri non è una gaffe: è una scelta politica. Lepore parla di fiducia nella magistratura, ma intanto liquida chi chiede chiarezza come un problema dell’opposizione. Il messaggio che arriva da Palazzo d’Accursio è che proteggere l’irregolarità, se la firma è quella giusta, in questa città si applaude.



