Il ministero dell’Interno spagnolo, guidato da Fernando Grande-Marlaska Gómez, ha reso noto l’arresto di 40 persone a Ceuta, l’exclave spagnola sulla costa nordafricana. Le persone fermate intendevano imbarcarsi su traghetti diretti ad Algeciras, in Spagna continentale, utilizzando documenti d’identità rubati.
La nota ufficiale del ministero, ripresa da La Verità, parla di «un aumento dei furti o dello smarrimento di documenti d’identità e di viaggio nella città autonoma di Ceuta», documenti «appartenenti per lo più a cittadini di Paesi europei» e utilizzati da terzi «per tentare di eludere i controlli al porto di Ceuta e imbarcarsi su traghetti diretti in Spagna continentale». L’indagine, spiega ancora la nota, è stata condotta «grazie al coordinamento delle diverse unità di polizia, dislocate lungo la costa andalusa e a livello centrale» — un dettaglio che conferma come diversi irregolari siano già riusciti a raggiungere la Spagna continentale prima di essere intercettati.
L’arresto arriva mentre il premier spagnolo Pedro Sánchez è a Bruxelles e sostiene che le rotte migratorie verso la Spagna sarebbero «diminuite del 46%» e che Ceuta rappresenterebbe solo lo 0,7% degli arrivi irregolari nell’Ue. Dati che il presidente della città autonoma di Ceuta, Juan Jesús Vivas, ha contraddetto giovedì, dichiarando che nell’exclave restano circa 15.000 irregolari, il triplo di quanto ammesso dal ministero dell’Interno.
I numeri complessivi, sempre citati da La Verità, raccontano una gestione fallimentare: tra il 2019 e il 2025 sono entrate illegalmente in Spagna 305.371 persone, a fronte di appena 20.682 espulsioni, il 6,78% del totale. Il presidente del Partito popolare spagnolo, Alberto Núñez Feijóo, ha definito la Spagna «un Paese che non è affidabile nella sua politica di sicurezza, nella sua difesa delle frontiere o nella sua politica migratoria», parlando a Bruxelles davanti alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen.
Questi 40 arresti sono la prova che la sospensione di Schengen decisa dall’Italia nei confronti della Spagna non era un eccesso di prudenza ma una scelta sacrosanta. Chi doveva controllare le frontiere esterne dell’Unione ha lasciato che migliaia di persone restassero nell’exclave e che alcune, con documenti rubati a cittadini europei, tentassero di infiltrarsi nel continente. Sánchez può raccontare le statistiche come vuole a Bruxelles: i fatti di Ceuta dicono che il sistema spagnolo ha fallito, e l’Italia ha fatto bene a proteggersi.



