A Ceuta i residenti hanno portato la protesta fino alla porta di casa del governo. Sabato centinaia di cittadini si sono accampati davanti alla Delegazione del Governo spagnolo nell’enclave nordafricana, ricostruendo simbolicamente in piazza dei Reyes le tende, i rami e le baracche degli insediamenti illegali della spiaggia del Trampolín. La manifestazione, convocata dal Foro Ciudadano de Ayuda a Ceuta y Melilla, ha visto la lettura di un manifesto sotto gli slogan “Por los derechos de los niños de Ceuta” e “Ceuta es España”.
I manifestanti chiedono maggiore protezione per minori, anziani e persone dipendenti, e denunciano che la crisi aperta il 30 luglio con l’ingresso massiccio di migranti si è trasformata in una condizione permanente. “No podemos normalizar lo que no es normal”, ha dichiarato il collettivo, che ha rinnovato anche la richiesta di dimissioni del delegato del Governo. Una residente, Yolanda Carrera, ha spiegato a El Faro de Ceuta il senso della protesta: vuole che il delegato “si renda conto di come si vive” nel quartiere del Trampolín, e ha promesso che le mobilitazioni continueranno: “No vamos a parar”.
Il piano del PSOE per i menas
Mentre la protesta prosegue, emerge la strategia del governo di Pedro Sánchez sui minori stranieri non accompagnati (menas) arrivati a Ceuta. Rebeca Torró, numero due del PSOE e segretaria di Organizzazione del partito, ha lasciato intendere in un intervento ad Alicante che l’esecutivo non intende rimpatriare questi minori nel paese d’origine, ma distribuirli tra le comunità autonome della Spagna continentale. Torró ha attribuito al presidente di Ceuta, Juan Jesús Vivas, la responsabilità del mancato trasferimento, ripetendo la linea già usata da Sánchez pochi giorni prima, quando aveva risposto a una giornalista sulla presenza di oltre 1.000 minori nelle strade di Ceuta dicendo: “Eso a Vivas, pregúnteselo”.
Il piano arriva nonostante le comunità autonome abbiano già segnalato al governo il collasso dei centri di accoglienza: nella sola Comunità Valenciana, secondo quanto riportato da OKdiario, l’occupazione ha raggiunto il 200% della capienza.
Anche la Sub-20 lascia Ceuta
La crisi ha investito pure lo sport. Il Ministero dell’Interno ha chiesto formalmente alla Real Federación Española de Fútbol (RFEF) di cancellare l’amichevole tra le nazionali Sub-20 di Spagna e Messico, prevista il 30 settembre allo stadio Alfonso Murube di Ceuta come gesto di sostegno alla città. Nella lettera, la Commissione Generale di Sicurezza Cittadina ha citato la “pressione migratoria” e il “clima di tensione” nell’area dello stadio, oltre all’impossibilità di garantire un dispositivo di sicurezza straordinario. La RFEF ha già accettato di spostare la partita altrove, e il Messico è stato informato del cambio di sede.
Un governo che non riesce a garantire la sicurezza per una partita di calcio giovanile, ma insiste nel voler smistare per la Penisola migliaia di minori arrivati con un’invasione di massa invece di rimpatriarli: è il segno di un esecutivo che scarica sui territori — e ora persino sulle amichevoli sportive — le conseguenze di una frontiera che non ha saputo difendere.



