A Ceuta non arrivano più i barconi: arrivano a nuoto. E arrivano a migliaia. Come riporta Repubblica, negli ultimi dieci giorni fra le 1.500 e le duemila persone hanno tentato di raggiungere l’enclave spagnola in Marocco attraversando il mare. Trecento solo in un giorno, in un ingresso di massa ripreso da decine di video finiti sui social.
Il quadro che emerge è quello di una frontiera ormai fuori controllo. Complice il mare calmo vicino allo Stretto di Gibilterra, centinaia di persone si sono lanciate in acqua con ciambelloni, materassini, camere d’aria. Altri con muta e pinne. Fra loro non ci sono solo giovani uomini: bambini di undici o dodici anni, ragazze, famiglie intere. La Guardia costiera spagnola ha salvato di recente una famiglia con la madre incinta e un bambino di due anni portato in spalla dal padre.
Il bilancio umano è pesante. Il mare potrebbe aver inghiottito fra le venti e le trenta persone in una sola settimana: al momento sono stati recuperati solo cinque corpi. Le famiglie marocchine da entrambi i lati della frontiera stanno riempiendo social e media locali di foto e appelli per ritrovare i propri cari, spariti dopo l’ultima telefonata.
Una città al collasso
L’hotspot e le strutture di accoglienza di Ceuta sono sature. Protezione civile, Croce Rossa e ong lavorano al limite delle loro possibilità in una città che, semplicemente, non ha lo spazio per gestire un afflusso di queste dimensioni. Il presidente della città, Juan Jesús Vivas, ha chiesto lo stato d’emergenza nazionale e il ripristino dei respingimenti immediati alla frontiera, nonostante una recente sentenza del Tribunale Supremo spagnolo vada in direzione opposta.
Ecco il punto: quando anche gli amministratori locali, di un partito moderato come il Partido popular, chiedono lo stato d’emergenza e i respingimenti immediati, significa che la situazione è andata ben oltre la gestione ordinaria. E significa anche che le sentenze dei tribunali, pensate a tavolino lontano dalle spiagge dove si contano i corpi, si scontrano con una realtà che non aspetta le carte bollate.
Chi viene intercettato dalle autorità marocchine, secondo quanto ricostruito da chi è riuscito ad arrivare, viene portato nel deserto del Sahara e lì abbandonato senza acqua né cibo. È un deterrente feroce, che però non ferma nessuno: si continua a partire di notte, in silenzio, sperando di non far rumore per non attirare i droni.
Quello che succede a Ceuta non è un’emergenza improvvisa: è la fotografia di un sistema di frontiera che non regge più la pressione migratoria, e che nessuna sentenza può risolvere a colpi di principi astratti mentre il mare continua a restituire cadaveri.



