La Germania ha stretto un accordo con il regime talebano che consente a funzionari indicati da Kabul di lavorare nelle missioni diplomatiche afghane sul suolo tedesco, in cambio di una maggiore collaborazione sui rimpatri. Lo riporta La Verità. L’intesa, avviata lo scorso autunno e rafforzata all’inizio dell’estate, prevede fino a tre voli charter al mese verso Kabul. Il 28 luglio Berlino ha rimpatriato 31 afghani: 30 con precedenti penali, uno privo del diritto di restare in Germania. È il primo afghano senza condanne rispedito a Kabul dal ritorno al potere dei talebani nel 2021. La Germania diventa così il primo Paese Ue a permettere a funzionari nominati dai talebani di operare nelle proprie missioni diplomatiche. La misura preoccupa i circa 35.000 afghani arrivati in Germania con programmi umanitari speciali, che per rinnovare documenti potrebbero doversi rivolgere a sedi ormai presidiate da uomini indicati da Kabul. Il cancelliere Friedrich Merz ha respinto le accuse di legittimare il regime: «Non stiamo tendendo la mano a questo regime talebano», ha detto al Bundestag a giugno, parlando di «una cooperazione al necessario livello tecnico». La stessa linea dura Berlino la applica contro Roma sui cosiddetti “dublinanti”, i richiedenti asilo sbarcati in Italia e poi trasferitisi in Germania. Un portavoce del ministero dell’Interno tedesco ha tagliato corto: «Le espulsioni dalla Germania verso l’Italia si faranno», richiamando le regole di Dublino tornate in vigore dal 12 giugno. Matteo Piantedosi ha replicato di aver scritto al collega tedesco per dire che l’Italia «non accetta» i trasferimenti di persone arrivate prima dell’accordo sul nuovo Patto Ue, chiedendo di compensare con i migranti portati in Italia dalle navi Ong di bandiera tedesca: 2.200 dall’inizio dell’anno, più di 500 dal 12 giugno. Sul fronte interno, il Patto europeo sui migranti — che dovrebbe accelerare le procedure di espulsione da tre-quattro anni a 12 settimane — trova già ostacoli nei tribunali italiani. A Bologna i giudici hanno bloccato una procedura accelerata per un cavillo sulla data di presentazione della domanda d’asilo. A Palermo è stato negato il rimpatrio di alcuni egiziani perché ritenuti “casi vulnerabili” nonostante l’Egitto sia classificato Paese sicuro. A Trieste l’iter rapido è stato respinto perché l’area di arrivo non era ancora stata designata come zona di transito dal Viminale, decreto uscito in Gazzetta Ufficiale solo martedì con l’individuazione di 25 luoghi di frontiera. Sul rischio terrorismo legato ai flussi migratori, Piantedosi ha riferito che dossier condivisi con la Spagna evidenziano «elevati profili di rischio per la sicurezza interna» e non escludono «potenziali infiltrazioni terroristiche nei flussi migratori». Il ministro dell’Interno spagnolo Fernando Grande-Marlaska aveva invece escluso qualsiasi rischio jihadista, pur ammettendo la presenza di circa 5.000 migranti ancora a Ceuta e 1.898 minori non accompagnati identificati.
Berlino tratta con i talebani, l’Italia frena sui rimpatri
Merz apre le ambasciate afghane ai talebani per i rimpatri, mentre in Italia i giudici già bloccano il nuovo Patto Ue sui migranti



