Il 15 agosto potrebbe ripetersi l’incubo di Ceuta. Secondo un rapporto della Guardia civile citato da La Verità, il rischio di una nuova ondata di migranti verso l’exclave spagnola è concreto, e la data circola già da giorni su gruppi social con oltre 400.000 utenti ciascuno.
Non è un allarme campato in aria. È lo stesso schema della prima ondata: fake news ad arte, come la falsa notizia dell’apertura della frontiera, vecchie immagini spacciate per attuali, e ora anche la diffusione di bufale su asilo garantito e impossibilità di rimpatrio per chi arrivi a nuoto. Bufale rese credibili dai selfie sorridenti che centinaia di giovani marocchini continuano a scattarsi a Ceuta, davanti al municipio o sul lungomare, mentre in Marocco chi è tornato indietro guarda quelle foto e si prepara a ripartire.
Quasi 4.000 agenti in strada
A Ceuta restano dispiegati quasi 4.000 uomini tra polizia, Guardia civil ed esercito. Madrid punta sulla collaborazione del Marocco per bloccare sul nascere le partenze, in particolare nell’area di Fnidq. Anche Bruxelles è in allerta «prima, durante e dopo il 15 agosto», ha detto un portavoce della Commissione europea, aggiungendo che la propaganda sull’assalto sarebbe amplificata anche da canali legati alla Russia. E mentre si moltiplicano gli appelli alla prudenza, l’Ue valuta di stanziare altri fondi per la Spagna.
L’Italia blocca 15 irregolari negli aeroporti
Nel frattempo l’Italia si muove per non farsi trovare scoperta. Dopo la sospensione di Schengen per i voli dalla Spagna, i controlli negli aeroporti di Linate, Malpensa, Bologna, Torino e Orio al Serio hanno permesso di identificare e respingere 15 stranieri privi di titolo per entrare nel nostro Paese. Non è ancora chiaro se tra loro ci fossero soggetti passati dall’enclave di Ceuta, ma il dato conferma che la linea della fermezza funziona: mentre la Spagna minaccia «misure proporzionate» contro Roma, i fatti dicono che senza controlli i clandestini sarebbero già passati.
Ora tocca alla Mauritania
C’è poi il fronte dei finanziamenti opachi. Dai centri di detenzione spagnoli in Mauritania emergono ombre pesanti, e la maggioranza italiana chiede chiarezza. Il sottosegretario Alessandro Morelli attacca duramente Pedro Sánchez, definendolo un leader «creato in laboratorio» che «rimane in spiaggia» mentre l’Europa viene attaccata da Ceuta, e chiede di sapere «su quali basi giuridiche si basano questi centri, chi li ha finanziati e che scopo hanno di preciso». Sara Kelany, di Fratelli d’Italia, parla di «ipocrisia ideologica» di chi critica il modello Albania e poi apre lager in Mauritania senza alcuna garanzia sui diritti umani. Anche Forza Italia, con Alessandro Cattaneo, chiede trasparenza, ricordando che il centro albanese è stato visitato da delegazioni straniere e rallentato solo dai tribunali italiani.
Sánchez predica accoglienza e lezioni di diritti umani, poi finanzia in silenzio strutture di cui nessuno conosce le regole. È lo stesso copione di sempre: la sinistra progressista che si fa scudo dei buoni sentimenti mentre gestisce l’immigrazione peggio di chiunque altro. Ceuta lo ha già dimostrato una volta. Il 15 agosto potrebbe dimostrarlo di nuovo.



