Basta un fronte caldo come quello di Ceuta per far vedere quanto sia isolato Pedro Sanchez. Come riporta Repubblica, la crisi spagnola è diventata il pretesto per un attacco corale che arriva da direzioni molto diverse tra loro: i Maga di Trump, le destre europee, Mosca, e persino Ben-Gvir. Tutti uniti, per una volta, contro lo stesso avversario.
Non è un dettaglio da poco. Quando forze così distanti convergono sullo stesso bersaglio, vuol dire che quel bersaglio ha sbagliato qualcosa di grosso. E Sanchez, con la sua gestione dei confini e la sua sudditanza alle logiche di Bruxelles sull’immigrazione, ha offerto un fianco scoperto che l’ha reso il simbolo perfetto di un modello che in tutta Europa comincia a scricchiolare.
Il pretesto spagnolo, il bersaglio europeo
Ceuta, secondo la ricostruzione di Repubblica, è diventata il terreno su cui si gioca una partita più grande della singola crisi locale: quella tra chi vuole confini blindati e sovranità nazionale e chi continua a difendere un’accoglienza senza filtri, gestita con le regole indistinte imposte da Bruxelles. Il fatto che la carica sia guidata dai Maga di Trump non è casuale: da Washington arriva un segnale chiaro a tutte le cancellerie europee che ancora pensano di poter gestire i flussi migratori con la stessa ideologia di sempre.
Le destre europee non fanno che raccogliere un consenso che cresce ogni volta che un governo di sinistra mostra i limiti della propria linea. E la presenza di Mosca in questo coro, per quanto vada letta con la cautela che merita ogni mossa geopolitica del Cremlino, dimostra quanto il tema dell’immigrazione irregolare sia oggi un terreno di scontro globale, non più solo una questione interna ai singoli paesi.
Il vero problema è Bruxelles, non Ceuta
Il punto politico è semplice: mentre l’Unione Europea continua a predicare regole uniformi su asilo e redistribuzione dei migranti, ignorando le specificità e le urgenze di chi vive i confini più esposti, casi come Ceuta esplodono e diventano l’ennesima prova di un modello fallito. Non è un caso isolato: è la conseguenza di anni di politiche permissive che hanno trasformato l’accoglienza in un business e la gestione delle frontiere in un problema irrisolto scaricato sui cittadini.
Sanchez oggi si ritrova sotto accusa da destra e da sinistra geopolitica, dai Maga a Mosca, passando per le destre europee. È il prezzo di una linea che ha scelto l’ideologia sui confini invece della sicurezza dei cittadini. E quando tutti, per motivi diversi, indicano lo stesso colpevole, forse è il momento di ascoltarli.



