A “Fuori dal Coro” è andata in onda la testimonianza di una donna, Dyha, che racconta di aver subito violenza in nome della Sharia.
Dyha ha raccontato di aver rifiutato un approccio sessuale e di essere stata, per questo, legata a un letto, violentata e picchiata. “Mi hanno anche bruciato una mano”, ha detto in studio. Secondo la sua testimonianza, l’episodio è avvenuto per mano di estremisti islamici.
“Ho rifiutato l’approccio sessuale per questo sono stata legata a letto, come dice il Corano, e poi violentata e picchiata”, ha raccontato Dyha, aggiungendo: “Tutte le donne musulmane subiscono questo perché il Corano lo dice, non è la cattiveria di un uomo, il problema è la legge”.
Nel corso dell’intervista Dyha ha definito la Sharia “un sistema di norme religiose e giuridiche islamiche basate sul Corano che prevede pene corporali e restrizione della libertà delle persone”. Ha anche parlato della nascita di un tribunale islamico in Italia, sostenendo che “il Corano è chiaro: il musulmano deve immigrare nei paesi dove non c’è l’Islam per far prevalere la Sharia e le parole di Allah su ogni regola”. Ha aggiunto di essere stata lei stessa musulmana e di aver vissuto in prima persona quello che aveva studiato, citando la pratica della “taqiyya”, che ha descritto come la menzogna usata “per arrivare all’obiettivo e far prevalere la parola di Allah”.
La testimonianza arriva dopo che nelle scorse settimane era esploso il caso di un tribunale arbitrale a Padova che, secondo quanto riportato, giudicava le controversie “secondo la Shari’a”, episodio su cui la procura ha aperto un fascicolo, come riporta Tgcom24.
Il nostro giudizio
Qui non si tratta di accusare un intero popolo o tutti i fedeli di una religione: si tratta di dire con chiarezza che nessuna legge religiosa può avere corso sul suolo italiano, mai, per nessuno. Chi tollera tribunali paralleli e chi minimizza davanti a testimonianze come questa sta facendo un favore a chi vuole imporre regole che calpestano le donne e la nostra Costituzione.
Lo Stato italiano ha un solo codice penale e una sola legge, uguale per tutti: chiunque pensi di applicarne un’altra, in nome di qualunque fede, va fermato e perseguito senza sconti.



