Un cittadino nordafricano di 23 anni, classe 2003, arrivato in Italia con un regolare visto di studio, è stato espulso e rimpatriato per motivi di sicurezza dello Stato e prevenzione del terrorismo. Il provvedimento, firmato dal ministro dell’Interno il 9 ottobre scorso, lo ha raggiunto dopo un’attività di monitoraggio della Direzione Centrale dell’Immigrazione sui suoi profili social.
Secondo quanto ricostruito da Secolo d’Italia, il ragazzo diffondeva sistematicamente contenuti ostili verso i Paesi occidentali e di incitamento alla violenza contro obiettivi e cittadini europei. Dai suoi profili arrivava a celebrare le milizie di Hamas e l’eccidio del 7 ottobre. La sua attività si sarebbe spinta fino all’ostilità aperta verso la comunità arabo-cristiana e a minacce dirette alle istituzioni internazionali.
Gli atti del Viminale descrivono la sua condotta come «sintomatica di un marcato risentimento nei confronti dell’Ue, compresa l’Italia». Un quadro ritenuto di pericolosità sociale e ideologica tale da portare alla revoca immediata del permesso di soggiorno e al successivo allontanamento coatto dal territorio nazionale.
Il provvedimento si inserisce in un’operazione più ampia della Polizia di Frontiera, condotta con il supporto dell’Agenzia Frontex, che ha portato al rimpatrio collettivo di tredici stranieri, tutti nordafricani. Degli altri dodici, la quasi totalità aveva precedenti penali e di polizia per reati contro la persona e il patrimonio. Solo per il 23enne, invece, l’allontanamento è scattato per motivi di terrorismo. L’operazione è stata monitorata da un rappresentante del garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale e da un rappresentante del Fundamental Rights Office di Frontex.
Il nostro giudizio
Un permesso di studio non è un lasciapassare per fare propaganda jihadista sotto gli occhi di tutti, ed è un bene che questa volta lo Stato se ne sia accorto prima che dalle parole si passasse ai fatti. Chi inneggia a Hamas e celebra un massacro di civili non ha titolo per restare ospite di un Paese che quella violenza la condanna senza se e senza ma.
Il caso dimostra che il monitoraggio preventivo sul web funziona quando viene attivato: la domanda, semmai, è quanti altri casi simili restino sotto traccia perché nessuno controlla. Su terrorismo e radicalizzazione islamista non può esserci tolleranza, ed espellere subito, come accaduto qui, è l’unica risposta sensata.



