Un Boeing 737 Max della compagnia FlyDubai, decollato da Dubai alle 7.05 locali e diretto all’aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv con 174 passeggeri a bordo, tra cui 27 bambini, è stato al centro di un tentato attentato in volo. Secondo la ricostruzione delle autorità israeliane, il copilota, di nazionalità omanita, ha tentato di prendere i comandi e far schiantare l’aereo con tutti i passeggeri a bordo.
Dopo circa un’ora e mezza di volo, i tracciati di Flightradar24 mostrano una discesa violentissima: da 34.000 a circa 20.000 piedi in meno di mezzo minuto, quasi 14.000 piedi persi in pochi secondi. Alle 8.31 ora israeliana è comparso sul transponder il codice 7700, emergenza generale, seguito pochi minuti dopo dal codice 7500, che segnala un’interferenza illecita o un possibile dirottamento.
Israele ha fatto decollare due caccia militari mentre il premier Benjamin Netanyahu e il ministro della Difesa Israel Katz convocavano una riunione urgente sulla sicurezza. L’aereo, invece di proseguire su Tel Aviv, ha invertito rotta ed è atterrato all’aeroporto di Tabuk, in Arabia Saudita. Tutti i passeggeri sono risultati illesi.
Il tentativo di dirottamento, secondo quanto dichiarato da Katz in una nota, sarebbe stato sventato “grazie all’eroismo di alcuni passeggeri israeliani e dell’equipaggio di piloti presente sul posto”. Il ministro ha aggiunto: “Secondo le prime informazioni in nostro possesso, l’intento del terrorista era uno solo: far schiantare l’aereo con tutti i passeggeri”. Netanyahu ha reso omaggio “agli eroi del volo FlyDubai”, avvertendo che Israele è “pronto per ulteriori minacce”.
Il Jerusalem Post riferisce che l’apparato di sicurezza israeliano, che comprende IDF, Mossad e Shin Bet, considera sempre più probabile l’ipotesi di un atto terroristico. Il comandante, che ha reagito e ha impedito lo schianto con l’aiuto dell’equipaggio e dei passeggeri, sarebbe di nazionalità emiratina. La ministra dei Trasporti israeliana ha chiesto la sospensione di tutti i voli FlyDubai durante lo svolgimento delle indagini. Flydubai, per ora, parla soltanto di un “incidente” a bordo, senza confermare la pista terroristica.
Un uomo in cabina di pilotaggio, un aereo pieno di famiglie e bambini usato come arma: se la ricostruzione israeliana regge, è un attentato fallito solo per il coraggio di chi era a bordo, non per un sistema di sicurezza che ha funzionato. Israele, dal 1968, ha scelto di mettere agenti armati su ogni volo pur di non contare più le vittime: il resto dell’aviazione civile, di fronte a queste ipotesi, farebbe bene a chiedersi se la propria fiducia nei controlli sia ancora giustificata.



