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Dopo Mamdani, i Fratelli Musulmani puntano al Senato Usa

Dopo Mamdani a New York, la rete dei Fratelli Musulmani punta il Senato Usa con Abdul El Sayed, finanziato da donatori legati al Cair.

Dopo Mamdani, i Fratelli Musulmani puntano al Senato Usa

La strategia entrista dei Fratelli Musulmani nelle istituzioni americane non è più un sospetto: è un dato che si accumula elezione dopo elezione. Dopo la vittoria a New York dello sciita Zohran Mamdani, dopo l’elezione alla Camera dei Rappresentanti di Rashida Tlaib e di Ilhan Omar, la deputata di origine somala che si presenta in aula con il velo islamico, ora la rete punta dritta al Senato con un nuovo nome: Abdul El Sayed, candidato nelle liste Democratiche in Michigan.

Come ricostruisce Libero, El Sayed ha denunciato pubblicamente l’”eccessiva influenza ebraica” sulla politica americana mentre la sua campagna veniva finanziata da una quarantina di donatori legati al Council for American Islamic Relations (CAIR), per un totale di oltre 115mila dollari. Fondi legali, tracciabili, dichiarati: ma tutt’altro che neutri nella provenienza.

Il suocero e i soldi del Qatar

Tra i donatori spicca il suocero di El Sayed, Tayeb Jukaku, presidente del CAIR in Michigan dal 2005 e membro del comitato direttivo dell’Islamic Society of North America (ISNA). Due associazioni finanziate dal Qatar e citate nel 2007, in un processo sui finanziamenti ad Hamas, tra i “cospiratori non incriminati” legati ai Fratelli Musulmani statunitensi. Jukaku è anche il principale finanziatore del comitato che sostiene El Sayed, il Fighting for Michigan PAC, con un versamento da 200mila dollari su un totale di 478.125,68 raccolti al 31 marzo scorso.

Non è un dettaglio isolato. Una relazione presentata il 5 agosto scorso alla commissione Giustizia del Senato americano da Lara L. Burns, del Programma sull’estremismo della George Washington University, descrive una rete di sigle “nascoste in piena vista”, tutte riconducibili al Memorandum esplicativo del 1991 sequestrato a un capo dei Fratelli Musulmani, Mohamed Akram: un documento che parlava esplicitamente di “grande guerra santa” per sabotare la società occidentale dall’interno.

Università e urne

Il denaro qatariota non si è fermato alla politica: secondo l’Istituto per lo Studio dell’Antisemitismo Globale (ISGAP), oltre 60 milioni di dollari sono arrivati indirettamente al settore universitario americano, contribuendo a trasformare parte degli atenei in centri di propaganda anti-israeliana, dove studenti ebrei si sono ritrovati bersaglio di ronde pro-Pal aggressive.

Sul fronte elettorale, il programma Muslims Vote lanciato dal CAIR nel 2024 punta ad aumentare la registrazione e l’affluenza degli elettori musulmani, formare candidati, distribuire guide di voto e costruire una “Piattaforma Politica Islamica” unificata, concentrandosi su Michigan, Pennsylvania e Georgia. A Dearborn, patria di El Sayed, alcuni imam invocano dal pulpito la distruzione di ebrei, cristiani e americani, per poi invitare i fedeli a votare in massa.

Non c’è nessun grattacielo da abbattere questa volta. Bastano un seggio, un microfono e vent’anni di paziente occupazione delle istituzioni.