Quattro anni di reclusione. È questa la richiesta della procura per Mustapha Sey, 27 anni, originario del Gambia, accusato di quattro rapine aggravate ai danni del supermercato Pam di via Diaz a Modena, dove ora si trova in carcere. Il nome compare davanti al gup Federica Lipovscek, con il pm Monica Gargiulo a sostenere l’accusa.
Sey è noto alle cronache locali come “il devastatore della pensilina”: la sera del 17 novembre 2025 aveva distrutto a calci e pugni il plexiglas della fermata del bus vicino alla stazione, come ricostruisce il Resto del Carlino. È irregolare sul territorio e ha accumulato una lunga sequenza di reati: furto aggravato, rapina, lesioni, resistenza, minacce, danneggiamenti. Sul suo capo pendono 15 ordini di allontanamento dal territorio nazionale, tutti ignorati. Per due volte era arrivato vicino al rimpatrio, con il volo già predisposto: in entrambi i casi la visita medica lo aveva dichiarato non idoneo al viaggio, rimettendolo in libertà.
Le rapine contestate risalgono a metà febbraio 2025. Il 16 febbraio, verso le 18.30, Sey entra al Pam di via Diaz e porta via birra e forbici; un cliente avvisa un dipendente, che non riesce a fermarlo. Alle 20 torna per birra, forbici e Coca-Cola: il dipendente lo affronta chiedendogli di pagare, ne nasce una colluttazione, Sey lo minaccia con le forbici dicendo “se qualcuno mi rompe, lo uccido”. Nella colluttazione si rompono bottiglie di birra e l’uomo afferra un collo di bottiglia minacciando il dipendente.
Il 18 febbraio il copione si ripete: alle 18.30 infila bottiglie di birra nello zaino e, scoperto, mostra le forbici prima di uscire. Alle 21 torna per fettine di maiale, cioccolato, cerotti e altra birra: il dipendente lo trattiene a parole mentre una collega chiama il 112, ma Sey fugge in bici alle prime sirene. Il 21 febbraio viene denunciato anche per un furto di superalcolici alla Coop di via di Roma. Un ordine del questore datato 8 febbraio, che gli intimava di lasciare l’Italia, era già stato ignorato.
Il nome di Sey è riemerso anche nell’inchiesta sugli otto medici di Malattie Infettive indagati per falso ideologico e interruzione di pubblico servizio, relativa ai certificati ritenuti falsi dalla procura nell’ambito delle verifiche sui Cpr: il suo certificato medico era tra quelli finiti sotto la lente degli inquirenti. In una chat del 2 dicembre scorso, due dottoresse avevano discusso proprio del “devastatore della pensilina” dopo averne letto su un giornale locale.
Quindici espulsioni ignorate e due rimpatri saltati per un certificato medico finito dentro un’inchiesta per falso: non è la storia di un sistema che funziona male, è la fotografia di un sistema che ha smesso di funzionare. Chi doveva far eseguire quei fogli di via ha un nome e una responsabilità precisa, e non è certo Sey ad averseli scritti da solo.



