Nella notte tra il 30 e il 31 agosto un uomo entra nella casa di Max Laudadio a Cuasso al Monte, in provincia di Varese. Dentro ci sono lui, la moglie Loredana Bonora — che di quel paese è la sindaca — e la figlia. Nella colluttazione intervengono Laudadio e il fidanzato della figlia. L’ex inviato di Striscia la Notizia finisce in ospedale per le ferite.
L’uomo viene riconosciuto subito: la famiglia lo conosce, e aveva lavorato per il Comune attraverso i Progetti utili alla collettività. Laudadio lo descrive come una persona con problemi psichiatrici e di tossicodipendenza. I carabinieri lo portano via. Poche ore dopo è già fuori.
«Non è un tentativo di furto»
Su una cosa Laudadio è stato netto fin dall’inizio: «non è un’azione di tentativo di furto». Le telecamere di sorveglianza, ha raccontato, riprendono l’uomo al telefono mentre chiede da dove entrare, poco prima di introdursi nella proprietà. Da qui l’ipotesi che qualcuno gli avesse dato istruzioni, e la richiesta di indagare su chi. La moglie amministra il paese con una linea di tutela del verde contro nuove costruzioni, e secondo Laudadio quella linea ha creato ostilità. La denuncia è per aggressione e violazione di domicilio.
Diciotto giorni dopo, un nuovo video
Il 17 settembre Laudadio torna a parlare, e dice di averlo fatto controvoglia: «Speravo veramente di dimenticarmene». Il motivo è quello che sarebbe successo la sera prima. Secondo il suo racconto lo stesso uomo avrebbe aggredito una donna di settantasei anni: l’avrebbe presa per il collo «come ha fatto con me», le avrebbe infilato in bocca la coperta del cane per impedirle di urlare e avrebbe tentato di violentarla. Sono arrivati i carabinieri, hanno parlato con la donna, sono andati da lui. E lo hanno lasciato libero un’altra volta.
Laudadio insiste che il problema non è soltanto suo: «in paese tutti i cittadini hanno paura perché tutti lo conoscono, tutti sanno dove abita». E precisa cosa sta chiedendo, perché non è il carcere: «Se c’è un delinquente in giro va portato in un posto dove si possa controllare. Non dico in carcere. Questa è una persona che usa stupefacenti, evidentemente ha bisogno di un centro». Invece resta fuori, e secondo il racconto ha già colpito una seconda volta.
Allo stato nessuno è stato condannato, e i fatti della seconda sera restano da accertare: è la ricostruzione di Laudadio, non un atto giudiziario. Ma la domanda che chiude il video non ha bisogno di una sentenza per essere legittima. Un uomo identificato, denunciato per essere entrato di notte in casa di un sindaco, è tornato libero due volte nel giro di diciotto giorni. «Deve arrivare il morto per poterlo fermare?»



