La Lega prepara una proposta di legge per mettere ordine tra le moschee abusive e gli enti religiosi che operano in Italia senza alcuna intesa con lo Stato. Lo riporta Tgcom24.
Il cuore del provvedimento è un registro nazionale a iscrizione obbligatoria per tutti gli enti religiosi privi di intesa con lo Stato italiano, categoria in cui rientra l’Islam. Attraverso il registro si vuole risalire alle sedi, ai rappresentanti legali e alle attività effettivamente svolte da chi gestisce luoghi di culto.
Accanto al registro, la proposta introduce una Carta dei valori: un testo che fissa i paletti a cui questi enti dovranno attenersi per restare nel rispetto dell’ordinamento giuridico italiano.
Per chi non si adegua sono previste sanzioni fino a 10mila euro. Nei casi di violazioni gravi della condotta, la proposta prevede anche la reclusione fino a 5 anni.
Il problema che la legge vuole colpire
Il testo nasce per rispondere a un fenomeno concreto: moschee abusive senza referenti identificabili, finanziatori occulti che restano nell’ombra, vuoti normativi che oggi permettono a chi gestisce questi luoghi di sfuggire a qualsiasi controllo. Chi entra oggi in un capannone trasformato in luogo di preghiera spesso non sa chi lo dirige, chi lo finanzia, con quali soldi.
È esattamente il tipo di zona grigia che ha permesso per anni a sedi di culto improvvisate di crescere senza che lo Stato sapesse chi ci fosse dietro, con che fondi venissero mantenute, chi predicasse al loro interno.
Il nostro giudizio
Un registro obbligatorio con sanzioni vere, fino al carcere per le violazioni più gravi, è la prima risposta seria a un problema che l’Italia ha lasciato marcire per anni per timidezza ideologica: nessuno voleva “stigmatizzare” nessuno, e nel frattempo le moschee abusive sono cresciute indisturbate, senza controlli su chi le finanzia e su chi ci predica dentro.
Non è un’accusa ai fedeli musulmani, che hanno pieno diritto di pregare in luoghi sicuri e trasparenti: è una richiesta di trasparenza a chi oggi gestisce quei luoghi nell’ombra, sottraendosi a ogni controllo dello Stato. Sapere chi c’è dietro un luogo di culto e con quali soldi viene tenuto in piedi non è discriminazione, è la normalità che ogni altro ente in Italia deve già rispettare.



