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Madrid, in piazza a Madrid: “Non è immigrazione, è invasione”

A Madrid contro Sánchez: chiedono elezioni subito e denunciano l’invasione a Ceuta

Madrid, in piazza a Madrid: "Non è immigrazione, è invasione"

Sabato per le strade di Madrid si è svolta la “II marcia per la dignità”, la manifestazione convocata da Sociedad Civil Española per denunciare la gestione della crisi migratoria a Ceuta e chiedere le dimissioni immediate del premier Pedro Sánchez. Secondo gli organizzatori i partecipanti sarebbero stati addirittura 180mila, mentre la Delegazione del Governo a Madrid ha parlato di appena 20mila persone, come riporta l’ANSA.

Il corteo è partito alle 10 del mattino da Plaza de Cibeles, ha percorso la Gran Vía e si è concluso intorno alle 14 all’Arco de la Victoria, nella zona di Moncloa, davanti alla residenza dello stesso Sánchez. Un gruppo di manifestanti ha tentato di raggiungere il Palazzo della Moncloa, ma è stato fermato dal cordone della polizia, come racconta OKdiario.

Cosa gridava la piazza

Le strade della capitale spagnola si sono riempite di bandiere nazionali e cori durissimi contro il premier socialista: “Pedro Sánchez, hijo de puta”, “Pedro Sánchez a prisión”, “Nuestro presidente es un delincuente”. Sulla crisi di Ceuta lo slogan più ripetuto è stato netto: “No es inmigración, es invasión”, accompagnato da “Reinmigración es la solución” e “Ceuta no se vende, Ceuta se defiende”.

Alla manifestazione, promossa da Sociedad Civil Española (che riunisce oltre 150 associazioni civili), hanno aderito sia il Partito Popolare, con il segretario generale Miguel Tellado in prima fila, sia Vox, con il leader Santiago Abascal accolto da un bagno di folla. Abascal ha attaccato duramente il governo, dicendo che Ceuta è ancora invasa perché, a suo dire, Sánchez continua a essere succube di un potere straniero e sembra “odiare gli spagnoli e aver deciso di sostituirli”.

Tellado ha accusato l’esecutivo di “aver delinquito per coprire i propri reati” e ha parlato di “negligenza massima” nella gestione della crisi migratoria a Ceuta, sostenendo che il governo fosse a conoscenza di rapporti che avvertivano di quanto stava per accadere e non sia intervenuto.

Il documento finale della mobilitazione chiede la convocazione immediata di elezioni generali, garanzie sulla pulizia del voto contro il rischio di “brogli elettorali” legati alle naturalizzazioni previste dalla cosiddetta Ley de Nietos, e l’avvio in Parlamento della procedura prevista dall’articolo 102 della Costituzione spagnola.

Una piazza enorme, per numeri che nemmeno la propaganda del governo di Madrid riesce a nascondere del tutto, dice una cosa semplice: agli spagnoli non va giù che un territorio nazionale come Ceuta venga trattato come merce di scambio. Chi minimizza l’invasione per calcolo diplomatico o convenienza politica sta scegliendo di lasciare i propri cittadini senza protezione, e la piazza di Madrid lo ha detto senza mezzi termini.