In onda
Ultime notizie in caricamento…
,

Aggredisce carabinieri urlando “Allah Akbar”: marocchino condannato

A Montecchio aggredì due carabinieri inneggiando ad Allah: un 40enne marocchino condannato a un anno e due mesi

Aggredisce carabinieri urlando "Allah Akbar": marocchino condannato

Un anno e due mesi di reclusione. È la condanna inflitta a un 40enne di origine marocchina, senza fissa dimora e con problemi di tossicodipendenza, che il 26 maggio scorso aveva aggredito due carabinieri intervenuti a Montecchio, in provincia di Reggio Emilia, per una lite in famiglia.

Come ricostruisce il Resto del Carlino, quella sera l’uomo aveva litigato con la madre. I vicini, allarmati, avevano chiamato i carabinieri. All’arrivo dei militari il 40enne aveva reagito con violenza, prima rispondendo con un insulto al citofono, poi lanciando minacce esplicite: “Vi ammazzo tutti, vi faccio saltare la caserma per aria, le vostre madri sono p..”. Aveva proseguito con “Cristiani di m.” e infine gridato “Allah Akbar”, espressione che significa “Allah è il più grande”.

Alle parole erano seguiti i fatti: l’uomo aveva messo le mani al collo di un carabiniere e sbattuto la testa di un altro contro il muro. Per i due militari, portati al pronto soccorso, era stata formulata una prognosi di 5 giorni. È scattato l’arresto per resistenza a pubblico ufficiale e lesioni, con custodia cautelare in carcere dove l’uomo si trova tuttora.

Il processo si è svolto con rito abbreviato condizionato a una perizia psichiatrica. Il giudice Greta Iori ha nominato lo psichiatra Giorgio Chiessi, che ha stabilito come l’imputato fosse capace di intendere e di volere, pur soffrendo di un disturbo borderline e di tossicofilia. Il pubblico ministero aveva chiesto 2 anni e 10 giorni con il riconoscimento della recidiva reiterata; la difesa, affidata all’avvocato Cecilia Soliani, aveva domandato il minimo della pena e le attenuanti generiche. Il giudice ha condannato l’imputato a un anno e due mesi, riconoscendo le attenuanti generiche come equivalenti alla recidiva reiterata.

Il caso, anticipato dallo stesso Carlino, si inserisce in una sequenza di episodi avvenuti nella stessa zona e nello stesso periodo: la strage di Modena del 16 maggio, quando il 31enne Salim El Koudri aveva investito alcuni pedoni in centro causando poi la morte di una donna, e l’arresto a Reggio Emilia, il 21 maggio, del 22enne Yaber Naggay, fermato dopo aver detto per telefono alla madre in Germania di voler aggredire la gente in centro con un coltello.

Un uomo urla “Allah Akbar” mentre aggredisce due carabinieri, minaccia di far saltare in aria una caserma e se la cava con un anno e due mesi. La legge fa il suo corso, ma il messaggio che arriva a chi indossa una divisa è che l’aggressione islamista in salsa di degrado urbano costa pochissimo. Chi minaccia le forze dell’ordine invocando Allah come giustificazione dovrebbe pagare un prezzo ben più alto: non per la sua fede, ma per il gesto criminale che ha commesso.