Non è bastato Ceuta. Ora tocca a Melilla: diversi gruppi di migranti hanno tentato l’ingresso di massa dal Marocco nell’enclave spagnola, replicando quanto accaduto pochi giorni fa nell’altra città autonoma sulla costa nordafricana. In rete circolano già diversi video, alcuni ripresi anche dalle testate ed emittenti locali, che mostrano tentativi di sfondamento e fughe tra le strade di Melilla.
Secondo quanto ricostruito da Melilla Hoy e riportato da Open, la frontiera di Beni Enzar è al momento chiusa. La chiusura è arrivata dopo i tentativi di ingresso di massa registrati sia al valico di Beni-Enzar sia lungo la Diga Sud (Dique Sur), uno dei punti più sensibili del confine tra Marocco e Spagna.
Le autorità hanno invitato la cittadinanza a non avvicinarsi al perimetro di frontiera, per non intralciare il lavoro della Guardia Civil impegnata a gestire la situazione.
Un copione che si ripete
Quello che sta succedendo a Melilla non è un episodio isolato: arriva a ruota di quanto già accaduto a Ceuta, l’altra exclave spagnola in Africa. Due frontiere, due assalti nel giro di pochi giorni. È lo schema con cui da anni le organizzazioni che gestiscono i flussi irregolari testano i punti deboli del confine europeo, sfruttando ogni finestra utile per spingere gruppi numerosi contro reti e valichi nella speranza che le forze dell’ordine non riescano a reggere l’urto.
Il fatto che accada in contemporanea su due fronti dice molto su quanto sia organizzato, e non spontaneo, questo tipo di pressione migratoria. Non si tratta di persone isolate in cerca di fortuna, ma di tentativi coordinati di ingresso di massa, gestiti con logiche che nulla hanno a che fare con la disperazione individuale raccontata troppo spesso in modo edulcorato.
La Spagna, in questo momento, sta pagando il conto di una frontiera che il Marocco controlla quando gli conviene e lascia permeabile quando fa comodo a Rabat usare la leva migratoria nei rapporti con Madrid. Un ricatto geopolitico che l’Europa continua a subire senza reagire con la fermezza necessaria.
Chiudere un valico dopo l’ennesimo tentativo di sfondamento è una misura di emergenza, non una soluzione. Finché il continente non deciderà di trattare la sicurezza dei propri confini come una priorità assoluta, e non come un fastidio da gestire caso per caso, scene come quelle di Ceuta e ora di Melilla continueranno a ripetersi, con le forze dell’ordine costrette a rincorrere l’emergenza invece di prevenirla.



