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Migrante eritreo condannato per stupro, non espulso dopo primo reato

Eritreo entrato illegalmente in UK stupra una donna dopo che lo Stato non lo espulse per un precedente reato sessuale

Migrante eritreo condannato per stupro, non espulso dopo primo reato

Un migrante eritreo entrato clandestinamente nel Regno Unito è stato condannato per stupro dopo che le autorità britanniche avevano rinunciato a espellerlo nonostante una precedente condanna per un reato sessuale. Lo riporta GB News.

L’uomo, Radiet Meles, 35 anni, ex militare eritreo, è stato giudicato colpevole da una giuria della Cardiff Crown Court al termine di un processo durato cinque giorni.

Meles era arrivato in Gran Bretagna nel 2015 nascosto in un tir, attraversando il tunnel della Manica in modo clandestino. Dopo appena due giorni di trattenimento, era stato trasferito a Newport, nel Galles del Sud, dove aveva poi trovato lavoro in un autolavaggio e in un centro di distribuzione di Amazon.

Nel febbraio 2019 era arrivata la sua prima condanna: assolto dall’accusa di stupro, era stato riconosciuto colpevole di tentata violenza sessuale ai danni di una donna incosciente per l’abuso di alcol durante una festa in una abitazione, il 13 agosto 2018. Per quel reato aveva scontato cinque anni di carcere ed era stato inserito nel registro dei sex offender.

Al momento della condanna, il giudice Christopher Vosper QC aveva dichiarato: “Dopo il tuo rilascio, è probabile che tu venga trattenuto in un centro di detenzione per l’immigrazione. Come conseguenza di questo reato e di questa condanna, è probabile che il ministro dell’Interno emetta un provvedimento di espulsione nei tuoi confronti.”

Quel provvedimento non è mai stato eseguito. Meles, pur essendo un cittadino straniero irregolare già condannato per un reato sessuale e già segnalato dal giudice come candidato all’espulsione, è stato rimesso in libertà senza essere né deportato né sottoposto a un monitoraggio specifico. È tornato a vivere a Newport, dove ha aggredito e stuprato un’altra donna.

Secondo GB News, il caso non ha trovato spazio sulla stampa italiana.

Qui non c’è un errore burocratico, c’è una scelta: uno Stato che sapeva, che aveva un giudice che lo scriveva nero su bianco in sentenza, e che ha comunque lasciato libero di girare un condannato per violenza sessuale già segnalato come da espellere. La seconda vittima esiste perché qualcuno, nel governo britannico, ha deciso di non eseguire un’espulsione già indicata come probabile. Non è una fatalità del sistema d’asilo: è il prezzo pagato da una donna innocente per l’inerzia di chi doveva applicare la legge e non l’ha fatto.