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Migrante irregolare stupra donna, poi va in ospedale per lei

Nel Regno Unito un rider Deliveroo irregolare stupra una donna trascinata in strada e la segue in ospedale.

Migrante irregolare stupra donna, poi va in ospedale per lei

Nel Regno Unito un rider Deliveroo, migrante irregolare, ha stuprato una donna che aveva trascinato via dalla strada “come una bambola di pezza”. Lo riporta il Daily Mail. Non contento, l’uomo si è poi presentato in ospedale dove la vittima era stata portata, nel tentativo di raggiungerla di nuovo. Il caso arriva mentre nel Regno Unito emerge un secondo episodio, distinto, che riguarda ancora un caregiver straniero. A Bristol, Fazli Qadeer, 25 anni, originario di Peshawar, arrivato nel paese con un visto studentesco per seguire il fratello all’università, lavorava come assistente domiciliare. Lo racconta GB News. Qadeer, saputo che la famiglia di un’utente anziana e allettata sarebbe stata assente per un periodo, si è presentato nella casa della donna durante un turno di lavoro, è salito sul suo letto, le ha detto che la “amava” e che voleva “sposarla”. L’ha baciata sulla bocca, le ha toccato il seno e ha compiuto un’aggressione sessuale prolungata sulla donna, definita in aula “estremamente vulnerabile”, che ha incluso uno stupro orale. Durante il processo alla Bristol Crown Court, Qadeer ha negato lo stupro e ha provato a convincere la giuria che fosse stata la donna allettata ad aggredirlo sessualmente. È stato condannato per stupro e la corte lo ha condannato a 12 anni di carcere. In sede di attenuanti, chi lo difendeva ha sostenuto che la vittima avesse trattato Qadeer con “gentilezza” e che il suo “background culturale” gli avrebbe impedito di comprendere certe “maniere e comportamenti”. È stato chiesto che il tribunale tenesse conto del suo “background e dell’educazione culturale” per “capire come sia avvenuto il reato”, citando una lettera di scuse in cui l’uomo descrive una crescita “tra molta violenza e una cultura della paura”. Due episodi diversi, un solo filo comune: uomini arrivati nel Regno Unito con documenti diversi — uno irregolare, l’altro con un visto di studio — che hanno usato la fiducia o la vulnerabilità delle loro vittime per aggredirle sessualmente. Chiedere al tribunale di considerare il “background culturale” di un violentatore come attenuante non è un dettaglio da poco: è la prova di un sistema che, di fronte a certi crimini, cerca ancora scuse invece di risposte. La responsabilità è di chi ha commesso questi reati, non di un intero popolo o di una nazionalità: ma pretendere comprensione culturale per uno stupro va respinto senza sconti, in tribunale come fuori.