In onda
Ultime notizie in caricamento…

Milano, in carcere il tunisino del Foot Locker: le chat choc dei maranza

Carcere per quattro giovani dopo i saccheggi, tra cui un tunisino 19enne. Nelle chat piani di furti e frasi razziste

Milano, in carcere il tunisino del Foot Locker: le chat choc dei maranza

Un tunisino di 19 anni in carcere, chat che progettano saccheggi e si scambiano frasi razziste contro le vittime, un gip che parla di «rischio altissimo» di nuova guerriglia. È il quadro che emerge dopo i disordini di Milano del 17 e 18 ottobre, con la Procura che ha ricostruito, chat alla mano, come sono stati organizzati gli assalti ai negozi.

Farouk Mabrouk, nato in Tunisia e residente a Brescia, compirà 19 anni tra pochi giorni. Secondo quanto ricostruito da La Verità, è ritenuto responsabile della devastazione del negozio Footlocker di via Passerella: armato di spranga avrebbe sfondato le vetrine, devastato gli arredi e portato via una grande quantità di merce, scarpe, felpe e magliette, che stringeva ancora in mano all’arrivo della polizia. A un agente che provava a fermarlo avrebbe rifilato una gomitata. Per il gip è finito in carcere.

Agli arresti anche tre giovani italiani tra i 19 e i 24 anni: Marco Labruna, che a volto coperto avrebbe lanciato tavolini, cassonetti e sanpietrini contro gli agenti; Kevin Monegro, in piazza Duomo con un passamontagna raffigurante Cristiano Ronaldo, accusato di aver scagliato oggetti contro la polizia, tra cui un raccoglitore metallico per rifiuti; e Zeno Palamara, finito ai domiciliari. Per la pm Aurora Stasi i ragazzi hanno mostrato «una significativa capacità criminale» e «assoluta disinvoltura ad improvvisare azioni distruttive di rara violenza».

Le chat: furti organizzati e frasi razziste

Le indagini hanno portato alla luce chat in cui i maranza organizzavano gli assalti con metodo: liste di negozi da colpire — Footlocker, JD, Snipes, Nike, MrVape — strategie per dividersi i compiti e la raccomandazione di «prendere zaini da riempire» di vestiti. «Più tappe facciamo più roba prendiamo», scrivevano. Tra i messaggi, riportati da La Verità, compaiono anche frasi come «il 24 rubiamo i borsoni ai negri», e nelle conversazioni circolano video di decapitazioni in stile Stato Islamico. Tra i possibili bersagli segnalati anche l’Istituto Salesiano di Bologna.

Il gip Fabrizio Filice, nell’ordinanza, scrive che «l’organizzazione delle proteste non sembra ruotare intorno a una specifica istanza sociale, bensì perseguire il deliberato scopo di dare sfogo a una violenza indiscriminata e incontrollata», con un «rischio altissimo» che tutto si ripeta. Dati alla mano, su 271 persone accompagnate in questura 220 erano minorenni, un numero definito «impressionante» dal segretario generale del Coisp, Domenico Pianese.

Chi in queste ore continua a parlare di disagio sociale dovrebbe leggere quelle chat: nessuna rivendicazione, nessuna rabbia politica, solo la lista dei negozi più comodi da svaligiare e i bersagli più facili da colpire. Non è una generazione arrabbiata, è un’organizzazione criminale che usa le manifestazioni come paravento. E chi ha aperto la porta a trattare questi fatti come folklore giovanile ha una responsabilità precisa.