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“Ti metto in una R4”: le Br minacciano Nordio a Roma

Scritta con vernice rossa e sigla Br minaccia il ministro Nordio: telefonata di Mattarella, scorta rafforzata, condanna del governo.

"Ti metto in una R4": le Br minacciano Nordio a Roma

Una scritta con vernice rossa comparsa su un muro di via Portuense, a Roma, non lontano da una caserma dei carabinieri: “Nordio ti metto dentro una R4”, con accanto una stella a cinque punte e la sigla delle Brigate rosse. Un riferimento esplicito e agghiacciante alla Renault 4 in cui, il 9 maggio 1978, fu ritrovato il corpo di Aldo Moro dopo 55 giorni di prigionia. Lo riporta l’ANSA.

L’allarme è scattato la mattina, anche se secondo chi indaga la scritta potrebbe essere lì da qualche giorno, come raccontato da diversi residenti della zona. I carabinieri della stazione di Villa Bonelli e della compagnia Eur hanno avviato gli accertamenti, analizzando le immagini delle telecamere di sorveglianza e raccogliendo testimonianze. L’ipotesi è che la scritta sia stata realizzata di notte. Al termine dei rilievi è stata cancellata.

Il ministro della Giustizia ha ricevuto una telefonata del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che lo ha ringraziato sottolineando che “il privilegio di servire lo Stato vale il rischio che tutti noi corriamo”. Nordio ha ricordato di aver già ricevuto, quarantacinque anni fa, lettere minatorie firmate con la stella a cinque punte quando conduceva le indagini sulla colonna veneta delle Brigate Rosse: “Non sono stato intimorito allora, da giovane magistrato, e ancor meno lo sono adesso da anziano ministro”.

La condanna, bipartisan solo a parole

La premier Giorgia Meloni ha parlato di “gravissima e inaccettabile intimidazione”, sottolineando che “il richiamo agli anni più bui del terrorismo e alle Brigate Rosse è un fatto che va condannato con la massima fermezza, senza alcuna ambiguità”. Parole nette, che pesano perché arrivano da chi guida un governo che sulla giustizia e sulla sicurezza ha scelto di riformare senza piegarsi alle pressioni delle correnti giustizialiste.

Solidarietà è arrivata anche dal Csm e dall’Anm, che ha definito le scritte “odiose minacce” su cui “gli organi competenti sapranno fare piena chiarezza”. Bene la condanna, ma non basta: certe frasi non nascono nel vuoto. Riportano in vita un immaginario di violenza politica che qualcuno, ancora oggi, considera legittimo da evocare contro chi rappresenta lo Stato. Non è folklore, è minaccia diretta a un ministro della Repubblica.

Dopo l’episodio la scorta di Nordio, già al massimo livello di sicurezza, è stata ulteriormente sensibilizzata, con un incremento della vigilanza anche attorno alla sede del ministero. Una misura necessaria, ma che certifica anche quanto sia concreto il rischio corso da chi, in questo Paese, sceglie di fare il proprio dovere fino in fondo.

Lo Stato non arretra di un millimetro davanti a chi rispolvera la stella a cinque punte pensando di intimidire un ministro della Repubblica.