Un missile da crociera russo Kh-101, finito fuori rotta durante l’ennesima ondata di bombardamenti su obiettivi ucraini, si è schiantato all’alba in un campo di colza vicino a Tarnawa-Kolonia, in Polonia, a 80 chilometri dal confine ucraino. Nessun ferito, ma un cratere profondo cinque metri. È l’ennesimo episodio che dimostra quanto sia fragile il confine tra guerra e coinvolgimento diretto della Nato, come racconta La Verità.
La difesa aerea polacca aveva rilevato l’oggetto alle 3.40, facendo alzare in volo un F-16 che l’ha seguito fino a perderne le tracce sei minuti dopo. Un secondo ordigno ha violato brevemente lo spazio aereo polacco per poi rientrare in territorio ucraino. La Nato, come da prassi in questi casi, ha attivato le proprie difese aeree e terrestri.
Tusk: “Non era un obiettivo intenzionale”
Il premier polacco Donald Tusk ha ammesso che non ci sono elementi per credere che la Polonia fosse il vero obiettivo, ma ha comunque parlato di violazione dello spazio aereo nazionale e di prontezza ad abbattere l’ordigno se necessario. Ha aggiunto che Varsavia valuterà “un ulteriore sostegno all’Ucraina” e che i prossimi cento giorni “potrebbero decidere l’esito” del conflitto.
Il segretario Nato Mark Rutte ha parlato di “atto sconsiderato”, mentre il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha bollato l’incidente come prova della “spietata incoscienza russa” e della sua disponibilità all’escalation. Parole nette, che però non cambiano un dato di fatto: più armi e più soldi finiscono in Ucraina, più la guerra si allunga, e più gli italiani pagano il conto in bollette e inflazione.
La strage di civili a Dnipro
Il vero orrore di questa notte di fuoco resta però in Ucraina. Mosca ha lanciato 74 missili e 284 droni su varie città, da Kiev a Poltava, da Leopoli a Krivyi Rih, causando almeno otto morti. Il presidente ucraino Volodymir Zelensky ha mostrato la foto della famiglia Voronov, la cui casa a Radushne, vicino a Kryvyi Rih, è stata distrutta: su due genitori, sette figli e un nipotino, tre sono già stati dati per morti, mentre si continua a scavare tra le macerie.
Il ministero della Difesa russo ha dichiarato di aver colpito aeroporti militari, industrie della difesa e centri di telecomunicazione. Sulle case civili colpite, è plausibile parlare di errori, guasti o rottami di missili intercettati: la distinzione, per chi ci muore sotto, conta poco.
Zelensky torna a lamentare la “grave carenza di missili antiaerei” da parte degli alleati. Ma continuare a versare armi e denaro in un conflitto che si trascina da anni, con vittime civili che si contano ogni notte, non è la strada della pace: è la strada che allontana ogni negoziato, mentre l’Europa continua a pagare il prezzo più alto delle sanzioni contro Mosca senza incidere davvero sulla guerra.



