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Moschea da 20 milioni a Mestre, ma i conti non si trovano

A Mestre una moschea da 20 milioni raccoglie fondi senza rendiconti pubblici: la Regione dà 30 giorni, la Lega presenta un esposto.

Moschea da 20 milioni a Mestre, ma i conti non si trovano

A Mestre sta per nascere una moschea da circa ottomila metri quadrati, con sala di preghiera e altri spazi, per un investimento stimato in 20 milioni di euro. Il progetto sorgerà nell’area dell’ex segheria di via Giustizia. Secondo i rappresentanti della comunità, i fondi arriverebbero da crowdfunding e autotassazione dei fedeli bengalesi, senza contributi pubblici.

A raccogliere il denaro è l’associazione “Giovani per l’umanità”, presieduta da Prince Howlader, iscritta al Registro unico nazionale del Terzo settore (RUNTS). La legge impone agli enti del Terzo settore di depositare al RUNTS bilancio d’esercizio o rendiconto per cassa, oltre ai rendiconti delle raccolte fondi, entro 180 giorni dalla chiusura dell’esercizio. È un obbligo di legge, non una richiesta giornalistica.

A sollevare il caso è stato il quotidiano Libero, che ha segnalato l’assenza, nella consultazione del registro, dei rendiconti relativi all’associazione. Secondo quanto riportato dalla Rai, la Regione Veneto ha concesso all’associazione trenta giorni per mettere a disposizione i rendiconti relativi agli anni dal 2022 al 2025. Howlader ha assicurato che le informazioni saranno pubblicate e ha sostenuto che tutti i pagamenti sarebbero tracciati.

Nel frattempo l’europarlamentare della Lega Anna Maria Cisint ha depositato un esposto al Nucleo di Polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza di Venezia, chiedendo accertamenti sulla raccolta, sulla gestione e sulla rendicontazione delle somme.

Il caso arriva mentre in Senato è depositato, dal 19 maggio 2026, il disegno di legge n. 1906, che prevede un registro nazionale degli enti religiosi, il deposito annuale dei bilanci e regole sulla tracciabilità dei finanziamenti dall’estero. È ancora una proposta, non una legge vigente.

Il nostro giudizio

Non è una domanda ostile chiedere da dove arrivino 20 milioni di euro destinati a un edificio che accoglierà migliaia di persone: è la domanda che dovremmo poter fare a chiunque. Il problema non è l’Islam, è un sistema che permette a un ente obbligato per legge a rendicontare di restare per anni fuori dai radar senza conseguenze immediate.

Se i conti sono puliti, come sostiene Howlader, pubblicarli chiude la questione in un giorno. Finché restano nel cassetto, la responsabilità politica di questo vuoto normativo ricade su chi in Parlamento discute da mesi una legge sulla trasparenza dei finanziamenti religiosi senza ancora approvarla.