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Motovedetta libica punta le armi su una nave Sea Watch

Una motovedetta della guardia costiera libica minaccia di sparare all’Aurora di Sea Watch durante un soccorso in mare

Motovedetta libica punta le armi su una nave Sea Watch

“Non avvicinatevi o giuro su Dio che vi spariamo”. Con queste parole l’equipaggio di una motovedetta libica ha minacciato l’equipaggio dell’Aurora, la barca a vela della ong tedesca Sea Watch, durante un’operazione di soccorso in acque internazionali.

I fatti risalgono a sabato 22 agosto. L’Aurora era seguita a vista da una delle motovedette che l’Italia ha donato alla guardia costiera libica, quando ha raggiunto un natante in difficoltà. Sul posto, come racconta chi si trovava a bordo della nave della ong in una testimonianza raccolta da Repubblica, c’era già una seconda imbarcazione libica che stava recuperando persone.

Appena l’Aurora si è avvicinata, la nave libica si è identificata come guardia costiera e ha iniziato a minacciare l’equipaggio della ong di aprire il fuoco se non si fosse allontanato. Un video, riportato da Repubblica, documenta il momento in cui le armi vengono puntate contro l’imbarcazione.

Il precedente di due giorni prima

L’episodio arriva a distanza di poche ore da un altro provvedimento del governo italiano contro una nave della stessa ong. Due giorni prima era stata sanzionata la nave Sea-Watch 5: 45 giorni di fermo al porto di Napoli e una multa di 7.500 euro.

Il motivo della sanzione, secondo quanto ricostruito da Libero, riguarda un episodio del 13 agosto: l’imbarcazione, dopo aver recuperato sei migranti, si era rifiutata di informare il centro libico competente per quell’area di soccorso.

Il ministro dell’Interno aveva commentato così la vicenda: “La nave tedesca ancora una volta non ha rispettato gli obblighi di legge previsti durante le operazioni in mare. Una grave violazione della normativa: le attività di soccorso devono essere gestite e coordinate dagli Stati competenti, non dalle Ong”.

La nostra posizione

Le motovedette libiche che puntano le armi su una nave sono un fatto grave, e resta un fatto grave a prescindere da chi lo compie. Ma la ricostruzione di questi giorni racconta anche un’altra cosa: una ong che per settimane ha ignorato le regole del coordinamento marittimo, scegliendo da sola dove intervenire e chi avvisare.

Le regole di soccorso in mare esistono per essere rispettate da tutti, comprese le organizzazioni che si muovono nel Mediterraneo issando una bandiera umanitaria. Chi decide di ignorarle sistematicamente, come dimostra il fermo di Napoli, non può poi stupirsi se finisce in mezzo a un braccio di ferro che non controlla.