Niente ritiro dell’esercito israeliano da Gaza finché Hamas non sarà completamente disarmata. Benjamin Netanyahu lo ha messo nero su bianco durante una riunione di gabinetto domenica, respingendo il documento in 15 punti su cui il Board of Peace sostenuto da Donald Trump stava provando a costruire la nuova road map per la Striscia.
Come riporta Nicola Porro, il premier israeliano ha detto senza giri di parole che “Israele respinge il documento”, riferendosi al piano approvato il mese scorso da Hamas. Per Netanyahu non basta una promessa politica: prima Hamas deve perdere la sua capacità militare, solo dopo si potrà parlare di ritiro delle truppe israeliane.
Netanyahu ha comunque rivendicato la propria stima per Trump, definito “un grande amico di Israele”. Ma ha anche chiarito che l’amicizia non equivale a un assegno in bianco: il governo israeliano rivendica il diritto di decidere da solo cosa serve alla sicurezza dello Stato, e non intende farsi dettare i tempi da nessuno, nemmeno da Washington.
Hamas scarica la colpa su Trump
Sul fronte opposto, Hamas chiede agli Stati Uniti di intervenire direttamente su Netanyahu, accusandolo di bloccare il processo di pace per ragioni di politica interna. Il disarmo, per l’organizzazione islamista, è una questione esistenziale: senza armi, Hamas smette di esistere come forza in grado di controllare Gaza. Ecco perché non stupisce che resista.
Il risultato è il solito teatrino mediorientale dove tutti dicono di volere la pace ma nessuno fa il primo passo. Trump vuole chiudere il dossier con una seconda fase fatta di amministrazione civile e ricostruzione della Striscia. Ma se Israele non arretra e Hamas non consegna le armi, la road map resta lettera morta.
Teheran gioca sullo Stretto di Hormuz
Mentre Gaza resta bloccata, l’Iran non offre segnali migliori. Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha smentito l’esistenza di trattative dirette con gli Stati Uniti: al momento, ha spiegato, ci sono solo scambi di messaggi tramite intermediari. Nessun negoziato ufficiale, dunque, tra Washington e Teheran.
L’Iran continua a legare la riapertura dello Stretto di Hormuz a precise condizioni, e i pasdaran hanno fatto sapere che un eventuale accordo con l’Oman non comporterebbe automaticamente la riapertura del passaggio alla navigazione internazionale. Non è un dettaglio da poco: Hormuz è uno degli snodi energetici più importanti al mondo, e ogni restrizione ha ricadute ben oltre la regione.
Secondo il Wall Street Journal, Trump starebbe addirittura valutando di dichiarare una vittoria sull’Iran senza attendere un accordo definitivo sul nucleare. Un’uscita di scena elegante, forse, ma che non risolve nulla: Teheran non ha nessuna intenzione di concedere ciò che Washington chiede.
Due dossier diversi, un’unica realtà: in Medio Oriente la pace resta un annuncio, mai un fatto. E finché la linea sarà continuare a mandare armi e promesse senza pretendere risultati concreti, la guerra troverà sempre un motivo per continuare.



