Non erano cortei nati per caso. Le perquisizioni scattate in 18 città italiane dopo i saccheggi di Milano hanno portato alla luce una macchina organizzativa fatta di chat Telegram, Instagram e WhatsApp dove si sceglievano i negozi da colpire, si fissavano gli orari e si mettevano in conto gli scontri con la polizia. Lo ricostruisce La Verità.
A Bari sette maggiorenni e diversi minorenni erano pronti a entrare in azione nel pomeriggio, «anche con l’uso di armi e molotov», per assaltare i negozi di lusso di via Sparano e corso Vittorio Emanuele. Si erano organizzati nel gruppo Telegram “23 ottobre rivolta Bari”. Per loro la Direzione distrettuale antimafia ipotizza istigazione a delinquere finalizzata alla devastazione e al saccheggio con finalità di terrorismo, oltre alla detenzione di armi.
A Padova le razzie nel centro storico sarebbero state organizzate su una chat Instagram da un diciassettenne: sotto il materasso gli agenti hanno trovato un fumogeno, dosi di hashish e il cellulare usato per istigare odio e violenza. Il questore Marco Odorisio ha convocato altri undici giovani, tre neomaggiorenni e otto minorenni, tutti con precedenti: la maggior parte, riporta La Verità, è di seconda generazione e di origine magrebina. Si sono presentati accompagnati dai genitori e hanno ricevuto Daspo urbani e avvisi orali.
A Napoli la Digos ha perquisito sette ragazzi che lanciavano appelli in chat da giorni, sequestrando mazze in alluminio, cesoie e un coltello a serramanico da 23 centimetri. A Como, in un’operazione coordinata con la Procura per i minorenni di Milano, sono stati contestati a 21 minorenni e 4 maggiorenni disordini e saccheggi pianificati su WhatsApp: nella casa del ventiduenne che avrebbe creato la chat sono stati trovati passamontagna, tirapugni, coltelli, manganelli e repliche di armi da fuoco senza tappo rosso.
Gli italiani pronti alla caccia ai maranza
A Crema dieci giovani italiani tra i 16 e i 30 anni sono stati denunciati per aver pianificato per il 19 ottobre una spedizione punitiva contro i maranza, organizzata in una chat da 44 iscritti.
Sul fronte delle nuove mobilitazioni, il Movimento 17 ottobre ha annullato le piazze annunciate per cambiare tattica: tre punti di concentramento comunicati solo mezz’ora prima, poi la confluenza in un’unica piazza finale, per dividere le forze dell’ordine. Lo racconta Libero, che riporta anche i consigli diffusi nelle chat: felpe, occhiali da ferramenta, kefiah “per proteggere bocca e polmoni dai gas” e persino una rete di medici pronti a curare in anonimato i feriti.
Non è spontaneismo, è organizzazione. Chi sceglie le vetrine da spaccare su una chat, chi nasconde coltelli e tirapugni in camera da letto, chi mette in piedi un servizio sanitario parallelo per i facinorosi non sta protestando: sta pianificando una guerriglia. E se a Padova il questore certifica che gran parte dei convocati è di seconda generazione e origine magrebina, il problema non è l’origine in sé, ma chi per anni ha chiuso gli occhi su percorsi di integrazione falliti e su quartieri lasciati senza controllo, fino a renderli il bacino di reclutamento perfetto per chi semina violenza sotto mentite spoglie di rivolta sociale.



