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Olbia, trenta algerini assaltano i traghetti senza documenti

Trenta migranti, perlopiù algerini, tentano di imbarcarsi senza documenti al porto di Olbia: bloccati dalla polizia

Olbia, trenta algerini assaltano i traghetti senza documenti

Scene di tensione nella serata del 12 ottobre al porto Isola Bianca di Olbia, dove circa trenta migranti, in prevalenza algerini provenienti dai centri del Sud Sardegna, hanno superato i controlli di sicurezza e sono entrati nell’area sterile dello scalo per tentare l’imbarco su un traghetto diretto verso la Penisola.

Il tentativo è stato sventato dal sollevamento immediato dei portelloni della nave e dall’intervento della Polizia di Frontiera, che ha respinto il gruppo, come riporta Libero.

Il meccanismo dietro il caos

A spiegare la dinamica è Massimiliano Pala, segretario provinciale di Sassari del Siulp, il sindacato di polizia. Dopo essere sbarcati sulle coste meridionali della Sardegna e aver subito gli accertamenti al Cas di Monastir, molti cittadini algerini vengono raggiunti da provvedimenti di allontanamento. Ma senza documentazione identificativa valida non possono salire sui traghetti per Civitavecchia o Livorno, e restano bloccati a Olbia.

Il risultato, denuncia Pala, è un imbuto che genera «permanenza prolungata nello scalo portuale» e una «situazione di progressiva concentrazione, crescente disagio e possibili tensioni», come riportato dal Secolo d’Italia. Secondo il sindacalista, solo nel weekend circa cento cittadini algerini sono arrivati a Olbia dal Sud Sardegna con l’intenzione di raggiungere la Penisola.

Pala pone la domanda che conta davvero: «Come può essere adempiuto un provvedimento di allontanamento se il destinatario, una volta lasciato libero sul territorio, non dispone degli strumenti documentali per lasciare materialmente l’Isola? Non possiamo aspettare che qualcuno si faccia male».

Il nostro giudizio

Questa non è un’emergenza improvvisa, è la fotografia di un sistema che produce provvedimenti di allontanamento sulla carta e poi lascia centinaia di persone libere di aggirarli sul territorio, senza mezzi per farli rispettare davvero. Si notifica un’espulsione e poi si lascia che il destinatario giri per i porti italiani per settimane, fino a tentare l’assalto a un traghetto.

Le forze dell’ordine, come denuncia il Siulp, vengono lasciate sole a gestire concentrazioni crescenti di persone senza identità certa e senza strumenti operativi adeguati. È lo stesso cortocircuito che rende necessari centri di trattenimento fuori dai confini nazionali prima che i rimpatri vengano eseguiti, non dopo che le persone sono già libere di muoversi da una regione all’altra. Finché l’allontanamento resta un pezzo di carta e non un fatto compiuto, scene come quella di Olbia si ripeteranno, e la prossima volta i portelloni potrebbero non bastare.