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Tribunale islamico a Padova, l’esposto e il caso della Camera arbitrale

L’esposto alla Procura di Padova contro la Camera arbitrale islamica italiana che applica la sharia

Padova, tribunale islamico: la Sharia prima delle leggi italiane

L’avvocato Francesco Minutillo ha presentato un esposto alla Procura di Padova, con cui denuncia l’esistenza di una Camera arbitrale islamica italiana, ovvero di una sorta di tribunale che emette sentenze in base alla legge coranica.

Si tratta di un’associazione che si propone di risolvere controversie civili e commerciali applicando i precetti della sharia. Come ha raccontato La Verità, sul sito arbitratoislamico.it si spiega che, se tutte le parti coinvolte provengono dallo stesso Paese d’origine, la controversia verrà risolta applicando la sharia “interpretata e consolidata” in quel Paese: significa che in Italia potrebbe valere la legge pachistana o quella yemenita al posto del codice civile italiano.

Come funziona la Camera arbitrale

Sul sito si legge che, a differenza delle aule di tribunale pubbliche, l’arbitrato «si svolge in via riservata. Questo preserva la dignità e la reputazione delle parti, un valore fondamentale nell’islam, specialmente in questioni familiari o sensibili». La sentenza, si legge ancora, «avrà lo stesso effetto di una sentenza resa all’autorità giudiziaria italiana».

La Camera arbitrale assicura che, affidato ai suoi «giudici», il procedimento è più breve, riduce lo stress di frequentare un’aula di tribunale e di ingaggiare un vero e proprio avvocato. A differenza di quelle emesse da un giudice che applica il codice civile italiano, la sentenza della giustizia islamica è inappellabile, cioè con quasi nessuna possibilità di appello: «ciò garantisce la certezza del diritto e previene ulteriori lungaggini processuali, assicurando una conclusione rapida e definitiva della controversia».

In pratica, secondo questa impostazione, il Corano sostituisce il Codice civile e in futuro probabilmente anche quello penale. Con il risultato che, se passa il concetto che le sentenze emesse in base alla sharia hanno la stessa efficacia di una sentenza dei giudici italiani, la religione islamica all’interno della comunità musulmana avrà valore di legge, più di quanto ne abbiano le norme statali.

Il precedente britannico

Il diritto religioso islamico è già molto diffuso in alcuni Paesi che non sono a maggioranza musulmana, come la Gran Bretagna o il Canada. In Gran Bretagna le corti islamiche sono un centinaio e di fatto contribuiscono a rendere ancora più impenetrabile quello che accade dentro la comunità musulmana su matrimoni, relazioni familiari e controversie di ogni tipo. Un modello che in Italia, con la nascita di enclave islamiche regolate da leggi diverse da quella nazionale, rischia di riproporsi.

Il giudizio

Che sul suolo italiano possa nascere una giustizia a doppio binario, dove una donna possa vedersi applicare non il codice civile ma la sharia del suo Paese d’origine, non è una questione di tolleranza religiosa ma di difesa dello Stato di diritto. Repubblica laica significa una legge sola, per tutti. Chi lo dimentica non difende la libertà religiosa: difende un privilegio che agli italiani non è mai stato concesso.