Una bambina di cinque anni è stata violentata e uccisa dopo essere scomparsa al termine della preghiera del venerdì in una scuola coranica del distretto di Sanghar, in Pakistan. La polizia ha arrestato un ragazzo di 16 anni.
La piccola aveva accompagnato il padre alla preghiera in una madrasa a Tando Adam. Secondo la ricostruzione riportata dall’Express UK, il padre ha raccontato che, terminata la funzione religiosa, non è più riuscito a ritrovarla.
La famiglia e i residenti della zona hanno avviato ricerche autonome, con tanto di annunci pubblici per rintracciarla. Il corpo della bambina è stato ritrovato in seguito nei pressi della stessa scuola coranica dove si era svolta la preghiera.
Il primo referto medico, secondo quanto riportato, avrebbe rilevato fratture sul corpo della piccola. Il sedicenne fermato ha confessato durante il primo interrogatorio di aver violentato e ucciso la bambina. Sempre secondo la polizia, il ragazzo avrebbe anche ammesso di aver sottoposto altri minori ad abusi sessuali in precedenza: una circostanza su cui, riferiscono le autorità citate dal quotidiano pakistano The Express Tribune, sono in corso accertamenti.
Il caso arriva a pochi giorni da un altro episodio di violenza sessuale su minori nel Paese: nel distretto di Mandi Bahauddin, nella provincia del Punjab, un uomo è stato arrestato per il presunto abuso sessuale di una bambina di nove mesi in una dependance nella zona di Sohawa Bolani.
Una bambina di cinque anni scompare durante un rito religioso e viene ritrovata senza vita a pochi passi dal luogo di culto dove avrebbe dovuto essere al sicuro. Non è un fatto isolato: è l’ennesimo episodio di violenza sessuale su minori che emerge da un contesto in cui i luoghi di preghiera, invece di essere presidio di protezione per una comunità, diventano teatro di abusi che restano impuniti fino a quando non è troppo tardi. Il giudizio non è sulla fede di milioni di persone, ma su chi commette questi reati e su chi, in quei contesti, li copre o li minimizza: la responsabilità è individuale, e va chiamata con il suo nome.



