Un migrante palestinese che aveva invocato la “morte a tutti gli ebrei” vive ora in un alloggio a Corby, nel Northamptonshire, a spese dei contribuenti britannici. Lo riportano GB News e il Daily Mail.
L’uomo, identificato come Abu Wadee, 34 anni, è entrato illegalmente nel Regno Unito attraversando la Manica su un gommone. È stato condannato a nove mesi di carcere per essere entrato nel Paese senza permesso né visto valido. Dopo l’arresto da parte degli agenti dell’immigrazione, era stato collocato in un hotel per migranti a Manchester.
Scontata la pena, uscito di prigione a dicembre, Wadee ha presentato subito domanda d’asilo per restare in Gran Bretagna. È stato poi inserito nel programma di distribuzione dei richiedenti asilo gestito dal ministero dell’Interno britannico, noto come “Operation Scatter”, e collocato in una casa a schiera a Corby, che condivide con altri tre richiedenti asilo.
Secondo le cifre medie del ministero dell’Interno sul programma di distribuzione, i contribuenti britannici pagano 23,25 sterline a notte per il suo alloggio. Wadee riceve inoltre fino a 49,18 sterline a settimana come sussidio di sostentamento.
Wadee si era filmato mentre invocava che Allah “punisse completamente gli ebrei”. Ha ammesso di essere stato membro di un gruppo armato noto come Tyre Burning Unit e di aver chiesto l’uccisione degli ebrei, sostenendo però di non essere più un sostenitore di Hamas, come dichiarato al Northamptonshire Telegraph. È comunque descritto dalle fonti come “sostenitore di Hamas”.
I residenti di Corby hanno espresso rabbia e paura per la sua presenza nella comunità, definendosi “sconvolti” e “spaventati”.
Il nostro giudizio
Un uomo che ha inneggiato alla morte degli ebrei ed è stato membro di un gruppo armato non dovrebbe mettere piede sul suolo britannico, tantomeno restarci mantenuto dai contribuenti in una casa di Corby. Chi ha deciso che un individuo con questo passato meritasse asilo invece di un rimpatrio immediato ha un nome e un indirizzo: è il ministero dell’Interno britannico e il suo sistema di dispersione, pensato per nascondere il problema spalmandolo sul territorio invece di risolverlo.
Non è un caso isolato: è la fotografia di un sistema d’asilo che premia chi entra illegalmente e ignora chi lo accoglie, i cittadini che pagano il conto e vivono la paura sotto casa.



