Papa Leone XIV ha telefonato a Vladimir Putin dal Policlinico Gemelli, dove è ricoverato dopo l’intervento per l’asportazione di un adenocarcinoma polmonare. Al presidente russo ha chiesto una tregua nei combattimenti attorno a Oleshky, la città occupata sulla riva sinistra del Dnepr, nella regione di Kherson, per far arrivare cibo e medicine e consentire ai civili di andarsene in sicurezza. (Fonte: Vatican News)
Cosa dice il Vaticano
Secondo la Sala Stampa della Santa Sede, il Papa ha espresso «viva preoccupazione per la grave situazione umanitaria nella città di Oleshky» e ha chiesto una pausa che permetta l’ingresso di aiuti alimentari e sanitari e l’evacuazione volontaria della popolazione. Ha poi ribadito l’impegno della Santa Sede a favore del dialogo e della pace. Il segretario di Stato, il cardinale Pietro Parolin, ha detto di sperare che Putin accetti la richiesta.
In città sono rimasti, secondo le stime, tra 1.700 e 2.000 civili: Parolin parla di circa duemila persone. Da mesi i rifornimenti non riescono a entrare e i residenti vivono senza acqua, elettricità e riscaldamento.
La versione del Cremlino
Mosca ha dato una lettura diversa della conversazione. Putin ha attribuito alle autorità ucraine la responsabilità della situazione umanitaria a Oleshky, pur dicendosi favorevole all’obiettivo vaticano di creare condizioni sicure per i residenti e organizzare la consegna dei beni essenziali. Il presidente russo ha anche augurato al Papa una pronta guarigione. (Fonte: Adnkronos)
Il secondo contatto diretto
È la seconda telefonata tra i due: la prima risale al 4 giugno 2025, meno di un mese dopo l’elezione di Leone XIV, quando il Pontefice aveva chiesto a Putin un gesto che favorisse la pace. Nel frattempo la diplomazia vaticana ha mantenuto aperto il canale con Mosca: l’arcivescovo Paul Richard Gallagher vi è stato ad agosto, il cardinale Matteo Zuppi a fine settembre. (Fonte: Domani)



