Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi lo ha detto chiaro ai colleghi europei: il ripristino dei controlli alle frontiere non era un dispetto a Madrid. Ma sui Paesi che si rifiutano di riprendersi i propri cittadini irregolari, l’Europa deve smettere di girarsi dall’altra parte e cominciare a usare la leva economica.
Come riporta Repubblica, il governo italiano è rimasto deluso dall’esito dello scontro sui fondi per gli hub destinati ai rimpatri, e negli ultimi giorni ha lavorato per smorzare i toni con la Spagna dopo le tensioni emerse sulla gestione dei migranti. Piantedosi ha ribadito ai partner europei che il tema non è punire un singolo Paese, ma costringere tutti gli Stati membri a fare la propria parte su un dossier che l’Italia porta avanti da anni quasi da sola.
Il nodo dei rimpatri che non si fanno
Il punto sollevato dal ministro è quello che da tempo la sinistra europea preferisce non affrontare: ci sono Paesi terzi che non accettano indietro i propri cittadini espulsi, vanificando ogni sforzo dei governi che provano a far rispettare le regole. Finché non ci sarà un prezzo da pagare per chi si sottrae a questo dovere, i rimpatri resteranno lettera morta e i centri di accoglienza continueranno a riempirsi di persone che, per legge, non dovrebbero nemmeno trovarsi sul suolo europeo.
La proposta di Piantedosi va esattamente in questa direzione: usare la leva economica, cioè i fondi europei, come strumento di pressione sui governi che non collaborano. Un principio di buon senso, se non fosse che a Bruxelles il buon senso su questi temi arriva sempre in ritardo, quando non arriva affatto.
Nessuno scontro con Madrid, ma il problema resta
Il ministro ha voluto chiarire che il ripristino dei controlli alle frontiere non era una mossa ostile contro la Spagna, cercando di disinnescare le tensioni diplomatiche sorte nelle ultime settimane. Ma la delusione del governo italiano per come si è chiuso il confronto sui fondi per gli hub dei rimpatri resta tutta, ed è la fotografia di un’Europa che continua a trattare la gestione dei flussi migratori come un problema di qualcun altro, salvo poi scaricarne il peso sui Paesi di primo approdo.
Piantedosi porta avanti da mesi la linea che il governo Meloni rivendica come propria: non basta più chiedere solidarietà agli altri Stati membri, bisogna imporre regole vincolanti. E se le parole non bastano, che parlino i fondi europei.



