In onda
Ultime notizie in caricamento…

Usa colpiscono l’Iran, ma la guerra rischia di allargarsi

Il Centcom colpisce decine di obiettivi dei pasdaran in Iran dopo l’attacco in Giordania, mentre un drone semina il panico in Egitto.

Usa colpiscono l'Iran, ma la guerra rischia di allargarsi

La rappresaglia americana è arrivata, e non è stata leggera. Il Centcom ha reso noto di aver colpito decine di obiettivi del Corpo delle guardie rivoluzionarie islamiche in Iran, tra centri di comando militari, installazioni missilistiche e per droni, siti di sorveglianza e infrastrutture marittime.

Il raid è la risposta all’attacco sferrato dai pasdaran contro le forze statunitensi in Giordania. Teheran non è rimasta a guardare: ha colpito anche la base americana di Ali al-Salem in Kuwait, perdendo tre uomini nei bombardamenti Usa. Secondo il governo kuwaitiano, gli iraniani avrebbero colpito anche un edificio di un’azienda cinese, uccidendo un operaio. Danni collaterali di una guerra per procura che l’Iran continua a combattere senza freni.

Pezeshkian contro i pasdaran

Dentro il regime khomeinista la spaccatura è evidente. Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian vorrebbe una ripresa dei negoziati, ma i pasdaran hanno altri piani e continuano a boicottare ogni tentativo diplomatico con nuovi attacchi. Donald Trump, che la settimana scorsa aveva sospeso le offensive sperando in uno sblocco diplomatico, si trova ora a dover decidere se fermarsi qui o ascoltare Benjamin Netanyahu, che martedì gli avrebbe suggerito un attacco su vasta scala.

Sul fronte delle forniture militari, Pechino ha smentito una rivelazione di Reuters secondo cui la Cina sarebbe stata pronta a fornire all’Iran 400 lanciamissili antiaerei.

Il mistero del drone in Egitto

A complicare ulteriormente il quadro è l’esplosione avvenuta nel porto egiziano di Damietta, dove un drone ha provocato un incendio su due navi adibite allo stoccaggio di gas naturale, una delle quali statunitense. Il governo del Cairo ha confermato che l’incidente è stato causato da un drone, ma su chi lo abbia lanciato regna il silenzio.

Secondo il New York Times, due fonti iraniane avrebbero riferito che l’attacco era pensato per dimostrare che il trasporto marittimo globale e le forniture energetiche potrebbero subire interruzioni ben più gravi se l’Iran decidesse di intensificare le ostilità. Le stesse fonti non hanno però specificato se l’attacco sia partito dall’Iran o da una milizia alleata. Sia il ministero degli Esteri di Teheran sia gli Huthi hanno negato ogni responsabilità, mentre la Lega Araba ha condannato il lancio del drone come un «tentativo codardo di estendere la portata del conflitto nella regione», come riporta La Verità.

Nel frattempo il capo di stato maggiore del Kuwait ha incontrato funzionari della difesa saudita per discutere della libertà di navigazione a Bab el-Mandeb, e i mediatori pakistani lavorano contro il tempo per riportare le parti al memorandum di Islamabad sullo Stretto di Hormuz.

Il vero problema si chiama Teheran

Ogni volta che si avvicina un tavolo negoziale, spunta un drone, un raid, una nuova escalation. Il copione è sempre lo stesso: il regime iraniano e le sue milizie alleate parlano di pace mentre finanziano e armano chi destabilizza l’intera regione. Le smentite di Teheran e degli Huthi lasciano il tempo che trovano: la sostanza è che il Medio Oriente resta ostaggio di un regime che non ha alcuna intenzione di disarmare.