Il governo va avanti sull’uso dell’intelligenza artificiale per il riconoscimento facciale nelle identificazioni, e come da copione si scatena il solito coro di opposizione. Come riporta Rainews, l’esecutivo ha dato il via libera all’impiego di questa tecnologia, mentre Pd e M5s insorgono e il Garante della Privacy chiede maggiori tutele.
Uno strumento di sicurezza, non di sorveglianza
Il riconoscimento facciale tramite intelligenza artificiale è una tecnologia già usata in numerosi paesi per rendere più rapide ed efficaci le identificazioni. Serve a dare uno strumento in più a chi ogni giorno lavora per la sicurezza dei cittadini, in un contesto in cui il tema del controllo del territorio resta centrale per l’opinione pubblica italiana.
Di fronte a questa scelta, la reazione di Pd e M5s era scontata quanto prevedibile: ogni volta che il governo Meloni prova a dotare le forze dell’ordine di strumenti più efficaci, dalle opposizioni parte l’allarme, come se rafforzare la sicurezza fosse di per sé un pericolo. È una posizione che si ripete identica su ogni dossier che riguardi ordine pubblico e identificazioni, e che finisce per apparire più ideologica che di merito.
Le richieste del Garante
Diverso il discorso per il Garante della Privacy, che ha chiesto “più tutele” nell’utilizzo di questi strumenti. Si tratta di un rilievo che va nella direzione giusta e che il governo farà bene a considerare: un conto è dotarsi di tecnologie utili alla sicurezza, un altro è assicurarsi che il loro utilizzo sia circoscritto, proporzionato e rispettoso dei diritti dei cittadini. Le due cose non sono in contraddizione, anzi: più le regole sono chiare, più lo strumento potrà essere usato senza prestare il fianco alle strumentalizzazioni di chi, per partito preso, è contrario a prescindere.
Il punto politico resta comunque semplice. Da una parte c’è un governo che prova a dare risposte concrete sul fronte della sicurezza, aggiornando gli strumenti a disposizione di chi deve tutelare i cittadini. Dall’altra ci sono opposizioni che, invece di entrare nel merito delle garanzie da introdurre, preferiscono la strada più comoda dell’allarmismo preventivo.
Le osservazioni del Garante sono legittime e vanno ascoltate: è il suo mestiere, ed è giusto che lo faccia. Le urla di Pd e M5s, invece, raccontano solo l’ennesimo riflesso condizionato di chi la sicurezza sembra viverla sempre come un problema, mai come una soluzione.



