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Riconoscimento facciale alla polizia, la sinistra si oppone alla sicurezza

Il governo accelera sul decreto che regola IA e riconoscimento facciale per le forze dell’ordine, tra garanzie previste e proteste del Pd.

Riconoscimento facciale alla polizia, la sinistra si oppone alla sicurezza

Il governo mette a terra uno strumento in più per la sicurezza degli italiani, e la sinistra, puntuale, grida allo scandalo. La commissione Affari europei del Senato ha accelerato sullo schema di decreto legislativo che regola l’uso dell’intelligenza artificiale e del riconoscimento facciale da parte delle forze di polizia, adeguando le norme italiane al Regolamento europeo sull’IA e alla legge delega 132 del 2025.

Il testo, come riporta l’ANSA, consente l’uso di sistemi di videosorveglianza con IA per identificare persone indiziate, ma solo dopo la commissione di un reato. Non un’invenzione all’italiana, ma un recepimento di regole europee: la conservazione dei dati è limitata a sette giorni per le registrazioni locali, mentre i registri informatici non modificabili restano per cinque anni.

Le garanzie ci sono, ma per il Pd è già “Stato di Polizia”

Come sempre, però, per una certa sinistra ogni strumento in mano alle forze dell’ordine è un attentato alla libertà. Il senatore del Pd Filippo Sensi ha parlato sui social di “ennesima forzatura sui diritti e le libertà”, di “passo avanti molto pericoloso” e di “un altro mattoncino per lo Stato di Polizia che verrà”. Parole nette, con tanto di colleghi che, a suo dire, si sarebbero alzati e sarebbero andati via dall’aula.

Peccato che il decreto, a differenza di quanto si vuol far credere, non apra affatto a una sorveglianza di massa. Lo ha chiarito il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, come riportato da Libero: “Ogni utilizzo dell’Intelligenza artificiale per la sicurezza deve essere sottoposto a una revisione e sorveglianza umana qualificata. L’Ia costituisce uno strumento di supporto e non un poliziotto automatizzato: le decisioni finali rimangono sempre dell’essere umano. Non è previsto alcun sistema di sorveglianza di massa o di ‘grande fratello’ generalizzato, è vietato l’utilizzo di grandi banche dati biometriche”.

Il testo prevede due utilizzi ben distinti: l’identificazione biometrica remota in tempo reale nei luoghi pubblici, attivabile solo per finalità specifiche come il contrasto al terrorismo, la ricerca di persone scomparse o le vittime di tratta, e il riconoscimento facciale “a posteriori” su materiale già acquisito, solo dopo che un reato è stato commesso. Inoltre nessuna decisione con effetti giuridici negativi potrà basarsi unicamente sui risultati del riconoscimento facciale.

Fdi: “Piena coerenza con l’Ai Act e la Costituzione”

A difendere il provvedimento è il presidente della Commissione Politiche Ue, il senatore di Fratelli d’Italia Giulio Terzi di Sant’Agata, che ha spiegato come il testo recepisca “i principi dell’AI Act europeo traducendoli in un sistema di garanzie coerente con il diritto dell’Unione”, nel rispetto della Costituzione, della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea e della Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Vengono richiamati, sottolinea Terzi, i principi di proporzionalità, non discriminazione, sorveglianza umana e trasparenza, con la previsione che un impiego dei sistemi al di fuori dei casi previsti dalla legge comporti l’inutilizzabilità dei risultati e la loro cancellazione.

Mentre la Germania si muove per usare l’intelligenza artificiale anche sulle pratiche di asilo e permessi di soggiorno, in Italia c’è già chi organizza le barricate contro uno strumento che serve a individuare chi delinque. La sicurezza dei cittadini onesti, evidentemente, per certa opposizione può sempre aspettare.