Slitta il voto della commissione Affari europei della Camera sullo schema di decreto legislativo che regola l’uso dell’intelligenza artificiale da parte delle forze di polizia per il riconoscimento facciale. Lo riferiscono più fonti parlamentari citate da Rainews.
Il testo aveva incassato ieri il via libera della commissione Politiche Ue del Senato. Oggi era approdato anche alle commissioni Affari costituzionali e Giustizia di Camera e Senato per i pareri di competenza: lì, a quanto risulta, l’esame prosegue senza intoppi. Il rallentamento riguarda solo la commissione Affari Ue di Montecitorio.
Bruxelles: negli spazi pubblici è vietato
Sul tema è intervenuta anche la Commissione europea. Un portavoce, nel briefing quotidiano con la stampa, ha ricordato che il riconoscimento facciale negli spazi pubblici accessibili è una pratica vietata dall’AI Act, la legge europea sull’intelligenza artificiale già applicabile e destinata a diventare pienamente esecutiva entro l’anno. “Non vogliamo che con l’IA ci sia un controllo pubblico su dove noi e voi ci spostiamo quotidianamente negli spazi pubblici accessibili”, ha detto il portavoce, precisando però di non avere tutti gli elementi sul caso specifico italiano e di non voler quindi “giudicare in anticipo” quanto sta accadendo nel nostro Paese.
Palazzo Chigi: rispetteremo le regole Ue
Da Palazzo Chigi arriva una rassicurazione netta: l’Italia continuerà a rispettare la normativa europea sul riconoscimento facciale negli spazi pubblici accessibili, a partire dall’AI Act, “come fatto finora”, in coerenza con le garanzie costituzionali e i diritti di libertà, la cui verifica spetta all’Autorità giudiziaria. Le stesse fonti di governo rivendicano il ruolo dell’Italia come primo Paese europeo ad aver adottato una normativa di sistema sull’intelligenza artificiale e a darle rapida attuazione, promettendo di proseguire su una linea di sviluppo dell’IA “centrata sull’uomo e governata dall’uomo”.
Un chiarimento necessario, perché sul tema si è già scatenata la solita rappresentazione allarmistica da parte di Pd e M5s, pronti a gridare alla deriva orwelliana ogni volta che si parla di strumenti tecnologici a disposizione delle forze dell’ordine. La realtà, per chi vuole vederla, è più semplice: il governo ha messo mano a una materia delicata prima di molti altri partner europei, e lo ha fatto dichiarando fin dall’inizio l’intenzione di muoversi dentro i binari dell’AI Act, non fuori.
Il rinvio del voto alla Camera non è un incidente politico: è la fisiologia di un percorso parlamentare che coinvolge più commissioni e che, sui temi della sicurezza, l’esecutivo ha sempre detto di voler portare a termine nel rispetto delle regole comuni. Chi insegue lo scandalo prima ancora che il testo sia approvato dovrebbe forse aspettare i fatti, invece di anticipare le sentenze.



