Basta regali a chi si tiene i propri cittadini irregolari sulle spalle dell’Italia e poi incassa i vantaggi commerciali dell’Europa. È la linea che il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha portato al vertice in videoconferenza dei ministri dell’Interno Ue, convocato d’urgenza dopo i fatti di Ceuta, come riporta Libero.
Il principio è chiaro e finalmente concreto: chi rifiuta di riprendersi i propri cittadini entrati illegalmente nei Paesi Ue deve perdere i vantaggi economici concessi da Bruxelles, dai dazi agli investimenti fino ai partenariati. Una linea già condivisa con altri governi europei.
Il caso Marocco
Il primo nome sul tavolo è il Marocco, che secondo Piantedosi «pur non collaborando sul fronte dei rimpatri, gode di importanti vantaggi nei rapporti commerciali con l’Europa». Un dettaglio che i buonisti di casa nostra preferiscono non ricordare mai: tra i detenuti stranieri nelle carceri italiane i marocchini sono il gruppo più numeroso, il 22,5% del totale. Lo strumento tecnico per colpire chi non collabora esiste già: è il nuovo regolamento sul Sistema delle preferenze generalizzate, il Gsp+, che entrerà in vigore dal primo gennaio 2027 e lega i vantaggi tariffari alla cooperazione sui rimpatri.
Piantedosi ha ribadito ai colleghi europei che il pressing va fatto insieme, non Paese per Paese: «La forza contrattuale di ventisette Stati messi insieme è enormemente superiore a quella di ogni singolo Paese». Per questo, ha aggiunto, «è giusto utilizzare tutte le leve politiche ed economiche a nostra disposizione al fine di ottenere una reale e misurabile collaborazione», rivalutando anche i partenariati strategici come quello con il Marocco.
Hub esterni e scontro con Madrid
Il ministro ha rilanciato anche il modello degli hub per la gestione esterna di asilo e rimpatri, di cui l’Italia è stata «apripista» con l’accordo con l’Albania, chiedendo a Bruxelles di «superare i vecchi tabù ideologici». Sul tema è arrivato anche l’appoggio del commissario Ue agli Affari interni Magnus Brunner, che ha definito gli hub «un’iniziativa legittima».
Non sono mancate le frizioni con la Spagna. Piantedosi ha difeso il ripristino dei controlli alle frontiere con Madrid, ricordando che nel 2023, durante la crisi di Lampedusa, l’Italia «non ricevette la necessaria e prevista solidarietà» e dovette fare i conti con «il fortissimo attivismo delle navi delle ong». Un affondo che richiama senza troppi giri di parole il processo subito da Matteo Salvini per il caso Open Arms, ong spagnola. Il ministro Grande-Marlaska ha incassato senza reagire in sede di vertice, salvo poi definire in conferenza stampa i controlli italiani «completamente inutili e sproporzionati».
La partita si chiuderà al Consiglio europeo di ottobre, con Giorgia Meloni tra i protagonisti del tavolo. Nel frattempo l’Italia ha detto ad alta voce quello che altri governi europei fingono di non capire: chi vuole i benefici dell’Europa deve rispettarne anche gli obblighi, a partire da chi bussa alla sua porta senza averne diritto.



