Sono stati rimpatriati in Marocco e in Tunisia due dei tre giovani che il 16 settembre scorso avevano aggredito il rabbino Tzemach Mizrachi a una fermata dell’autobus di Milano, come riporta TGCOM24.
Resta invece in Italia il terzo aggressore, un ventenne di origini tunisine che era stato fermato poco dopo i fatti e arrestato per propaganda e istigazione a delinquere per discriminazione religiosa. Per lui il giudice ha disposto l’obbligo di firma.
I tre, tutti di origine araba, quel pomeriggio avevano riconosciuto il rabbino dal tradizionale copricapo. Lo avevano prima accerchiato e insultato, poi gettato a terra prendendolo a calci e pugni. Agli investigatori avevano dichiarato di averlo fatto “per scherzo”.
Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi aveva annunciato con un post l’espulsione di due degli aggressori.
La vicenda riporta al centro dell’attenzione il tema della sicurezza dei cittadini ebrei in Italia, in un momento storico in cui gli episodi di antisemitismo sono in aumento in tutta Europa. L’aggressione era avvenuta in pieno giorno, in un luogo pubblico e affollato come una fermata dell’autobus, circostanza che ha reso il caso ancora più grave agli occhi dell’opinione pubblica e delle istituzioni. Il fatto che gli aggressori abbiano giustificato il gesto come uno “scherzo” ha suscitato ulteriore indignazione, sottolineando la banalizzazione con cui talvolta vengono trattati episodi di odio religioso.
Il nostro giudizio
Due rimpatri eseguiti sono più di cento dichiarazioni di circostanza: chi aggredisce un rabbino sotto gli occhi di tutti, dicendo poi che l’ha fatto “per scherzo”, ha perso ogni diritto a restare in Italia. Qui lo Stato ha funzionato, e va detto senza timidezza.
Ma il terzo aggressore è ancora qui, con un semplice obbligo di firma, nonostante un arresto per istigazione a delinquere su base religiosa. Se la regola è “nessuno spazio per l’odio”, deve valere per tutti e tre, non per due su tre. E finché episodi come questo continueranno a dividersi tra espulsioni e obblighi di firma, resterà il dubbio che la fermezza annunciata non sia ancora una linea coerente applicata a tutti i casi.



