Due fratelli tunisini di 22 e 33 anni sono stati arrestati dai Carabinieri in flagranza di reato a Rionero in Vulture, in provincia di Potenza, con l’accusa di tentato omicidio. Avrebbero aggredito con un’arma da taglio un 29enne gambiano, richiedente asilo domiciliato presso una struttura d’accoglienza locale.
L’intervento dei militari è scattato dopo una chiamata al 112 che segnalava un grave episodio di violenza, consumato poco prima della mezzanotte di lunedì 24 agosto. Secondo le prime ricostruzioni, riportate da Libero, l’aggressione sarebbe scaturita da futili motivi, e i due fratelli avrebbero agito insieme.
Il 29enne è stato soccorso dal personale del 118 e trasportato d’urgenza al Pronto Soccorso dell’Ospedale di Melfi. Ha riportato gravi ferite all’addome ed è stato sottoposto a un delicato intervento chirurgico. È tuttora ricoverato con prognosi riservata e sarebbe ancora in concreto pericolo di vita.
Dagli accertamenti dei Carabinieri è emerso il coinvolgimento in concorso dei due fratelli, già noti alle forze dell’ordine. Per entrambi è scattato l’arresto: sono stati condotti nella casa circondariale di Melfi. Il gip del Tribunale di Potenza ha convalidato l’arresto disponendo però gli arresti domiciliari, con l’apposizione del braccialetto elettronico.
Il nostro giudizio
Due uomini già noti alle forze dell’ordine riducono in fin di vita un ragazzo a coltellate per futili motivi, e il giudice dispone gli arresti domiciliari con il braccialetto elettronico. Non i domiciliari per un furto, per una violazione minore: per un tentato omicidio con vittima ancora in pericolo di vita.
È l’ennesima dimostrazione di una giustizia che tratta la violenza reale come un dettaglio amministrativo. Chi arriva in Italia già “noto alle forze dell’ordine” e resta libero di aggredire con un coltello un altro richiedente asilo racconta il fallimento di un sistema che non seleziona, non controlla e non protegge nessuno: né gli italiani, né chi cerca davvero rifugio.



