La Procura di Milano ha aperto un fascicolo per far luce sulle presunte “ronde” avvenute la scorsa settimana a Rozzano, nell’hinterland sud del capoluogo lombardo. Sono due gli indagati: italiani di 22 e 41 anni, identificati dai carabinieri della tenenza di Rozzano e iscritti nel registro a piede libero.
Secondo la ricostruzione dei carabinieri della compagnia di Corsico, riportata in un’informativa depositata due giorni fa, i due avrebbero aggredito un uomo di 38 anni nato in Marocco, che si trovava in stato di ebbrezza, in via Mimose. L’episodio si è verificato durante il primo dei cortei non preavvisati organizzati nel quartiere. L’uomo, secondo quanto ricostruito, era stato indicato da alcuni passanti come colui che poco prima aveva strattonato una donna di 40 anni.
Il reato ipotizzato è percosse con l’aggravante dell’odio razziale. Le indagini sono state affidate a un pm della sezione distrettuale antiterrorismo, in coordinamento con il procuratore di Milano Marcello Viola, che segue anche gli aspetti legati alla presunta “giustizia fai da te”. Gli inquirenti vogliono ricostruire la matrice degli episodi e il contesto complessivo in cui sono maturate le aggressioni.
Le manifestazioni di Rozzano, come ricostruisce Nicola Porro, erano nate come proteste spontanee contro il degrado e la microcriminalità che da tempo interessano il quartiere popolare. Il fascicolo aperto dalla Procura riguarda nello specifico gli episodi di violenza, non le manifestazioni in sé.
Il nostro giudizio
Le ronde fai-da-te non sono la risposta giusta e chi mena le mani, chiunque sia, deve rispondere davanti a un giudice: su questo non ci sono sconti da chiedere. Ma il problema che ha fatto esplodere Rozzano non nasce dal nulla: nasce da anni di degrado e microcriminalità che le istituzioni non hanno saputo arginare, lasciando ai cittadini la sensazione di doversi arrangiare da soli.
Colpisce che la stessa attenzione riservata a due italiani indagati per percosse non venga mai riservata, con la stessa rapidità, a chi lo spaccio e il degrado li alimenta ogni giorno restando impunito. Punire chi sbaglia va bene, ma senza affrontare le cause non si risolve nulla: si sposta solo il problema al prossimo esposto.



