Uno studente universitario italiano di 21 anni è stato arrestato a Salerno con l’accusa di detenzione di materiale con istruzioni per la fabbricazione di ordigni a fini terroristici e di armi clandestine. L’arresto è scattato nella serata del 2 ottobre a opera della Digos di Salerno e della Direzione centrale della Polizia di Prevenzione, al termine di una perquisizione disposta dalla Procura.
Il giovane, come riportano TGCOM24 e Secolo d’Italia, aveva già precedenti di polizia per truffa e porto illegale di armi.
L’indagine era partita da una segnalazione dell’Aise, l’Agenzia informazioni e sicurezza esterna, che aveva notato come il 21enne effettuasse ricerche online su manuali di addestramento, armi e preparazione di esplosivi, oltre a raccogliere pubblicazioni riconducibili allo Stato Islamico. Dagli accertamenti era emerso anche che il giovane avrebbe manifestato l’intenzione di compiere azioni violente.
Cosa è stato trovato nella perquisizione
La successiva perquisizione personale, locale e informatica ha permesso agli investigatori di trovare, sui dispositivi elettronici del 21enne, numerosi documenti con guide e manuali sulla fabbricazione e sull’impiego di ordigni esplosivi improvvisati e di miscele esplosive artigianali. Secondo gli inquirenti, il materiale raccolto dimostrerebbe anche “piena adesione all’ideologia del radicalismo islamico”.
Nell’abitazione sono stati sequestrati due coltelli e un machete lungo circa 50 centimetri, oltre a due pistole, una Colt e un revolver, risultate a una prima verifica armi a salve ma modificate in modo da avere un ciclo funzionale attivo. Sequestrate anche 107 munizioni a salve. Tutto il materiale è stato acquisito per gli accertamenti tecnici. Al termine delle procedure di rito il 21enne è stato arrestato in flagranza e portato nel carcere di Fuorni. Le indagini proseguono per verificare eventuali contatti, attività o progetti collegati al materiale trovato.
Uno studente universitario italiano, radicalizzato online, armato e con un piano nella testa: fermato solo grazie a una segnalazione dell’intelligence, non da controlli di prevenzione che evidentemente non ci sono stati fino a quel momento. Il radicalismo islamico non arriva più soltanto dalle moschee abusive o dai predicatori stranieri: cova anche dentro le case di chi è nato e cresciuto qui, e lo Stato lo scopre quando ormai ha già un arsenale pronto. Su questo non si può più far finta di niente.



