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Salerno, studente arrestato in casa con armi e manuali per ordigni

Arrestato a Salerno uno studente 21enne: in casa coltelli, machete, due pistole e manuali per ordigni

Salerno, studente arrestato in casa con armi e manuali per ordigni

Uno studente universitario di 21 anni, cittadino italiano, è stato arrestato in flagranza a Salerno con l’accusa di detenzione di materiale con istruzioni sulla preparazione e l’uso di ordigni micidiali a fini di terrorismo, oltre che di detenzione di armi clandestine. L’operazione è stata condotta dalla Digos di Salerno insieme alla Direzione Centrale della Polizia di Prevenzione, come riporta SkyTG24.

Nella perquisizione condotta in casa del giovane sono stati trovati due coltelli e un machete lungo circa 50 centimetri. Sequestrate anche due pistole, una Colt e un revolver, insieme a manuali per la costruzione di ordigni esplosivi.

Il 21enne non è incensurato: risultano a suo carico precedenti di polizia per truffa e per porto d’armi illegale. Un profilo che, uniti al nuovo arresto, delinea un percorso già segnalato alle forze dell’ordine prima che emergesse il materiale a sfondo terroristico.

Cosa significa l’accusa contestata

La detenzione di materiale con istruzioni sulla preparazione o sull’uso di congegni bellici con finalità di terrorismo è un reato autonomo nel nostro ordinamento: punisce chi possiede manuali, guide o contenuti che insegnano a costruire ordigni, indipendentemente dal fatto che l’attentato sia stato pianificato o meno. È la stessa normativa che negli anni ha portato all’arresto di diversi soggetti radicalizzati online, spesso individuati proprio dal monitoraggio di contenuti estremisti in rete.

Il caso di Salerno conferma un dato che le cronache giudiziarie ripetono da anni: la minaccia del terrorismo non arriva soltanto da chi sbarca sulle coste italiane, ma anche da chi è nato o cresciuto qui e si radicalizza in autonomia, armandosi nel silenzio di un appartamento. Chi si procura armi e manuali per colpire va individuato, fermato e giudicato con il massimo rigore: su questo non può esserci alcuna esitazione, né alcuna rilettura “sociale” del fenomeno che ne attenui la gravità. Il lavoro della Digos in questo caso ha funzionato: la domanda che resta aperta è quanti altri profili simili sfuggano ancora ai controlli prima che sia troppo tardi.