Fouad Belkacem, fondatore del gruppo islamista Sharia4Belgium, ha presentato richiesta d’asilo in Belgio per evitare di essere rimandato in Marocco al termine della pena. Belkacem è nato a Rumst, in provincia di Anversa, nel 1982, da famiglia di origine marocchina.
La notizia è stata diffusa dalla deputata del Vlaams Belang Francesca Van Belleghem, che ha ricevuto una segnalazione sulla mossa dell’uomo e l’ha riferita ai media locali. Secondo la parlamentare, Belkacem ha presentato domanda proprio ora perché ha quasi terminato di scontare la condanna e vuole evitare il rimpatrio.
Van Belleghem ha ricordato che il 77% delle richieste d’asilo in Belgio sarebbe oggi “fraudolento”, definendo Belkacem “un esempio lampante” di questo fenomeno. “Nel frattempo i contribuenti pagano ogni giorno che queste procedure si allungano, mentre sono loro a dover metter mano al portafoglio”, ha detto.
Belkacem era stato condannato nel febbraio 2015 a 12 anni di carcere e a una multa di 30.000 euro per aver diretto Sharia4Belgium, organizzazione fondata nel 2010 e sciolta nel 2012, la prima a essere classificata come terrorista da un tribunale belga. Insieme a lui furono condannati altri 45 membri. Il gruppo reclutava e indottrinava musulmani in Belgio per il conflitto armato e chiedeva l’applicazione della sharia in sostituzione della democrazia belga.
Nell’ottobre 2018 la Corte d’appello di Anversa gli ha revocato la cittadinanza belga, che deteneva insieme a quella marocchina, ritenendo che avesse “gravemente mancato ai suoi doveri” di cittadino. La Corte costituzionale aveva già dato il via libera al provvedimento nello stesso anno. Belkacem aveva inoltre definito la morte per cancro della politica del Vlaams Belang Marie-Rose Morel, nel 2011, “una punizione di Dio”, ed elogiato Osama bin Laden.
Senza passaporto belga, Belkacem è di fatto un cittadino marocchino destinato al rimpatrio. Ha moglie e tre figli in Belgio; si è sposato in carcere e anche la moglie è di origine marocchina/belga. La scarcerazione è prevista per maggio 2027.
La ministra dell’Asilo e della Migrazione Anneleen Van Bossuyt, del partito nazionalista fiammingo N-VA, ha dichiarato: “Farò di tutto per allontanare quest’uomo dal Paese. Chi si volta contro la nostra società e cerca di sostituire la nostra democrazia con la sharia non ha posto qui”. Ha comunque precisato che il Belgio è uno Stato di diritto e che la domanda sarà valutata dall’Ufficio del Commissario generale per i rifugiati e gli apolidi (CGRS), aggiungendo di seguire il caso “con priorità assoluta” e di aver annunciato misure per evitare in futuro abusi simili da parte di chi esce dal carcere, come riporta Brussels Signal.
Il nostro giudizio
Un uomo che ha reclutato combattenti, inneggiato a bin Laden e voluto sostituire la democrazia con la sharia oggi si aggrappa proprio a quella democrazia per non essere espulso. È il paradosso che la nostra Costituzione tollera e che il buon senso rifiuta: le garanzie dello Stato di diritto usate come scudo da chi lo Stato di diritto voleva abbattere.
Il problema non è la legge belga in sé, ma il fatto che un sistema d’asilo pensato per chi fugge dalla persecuzione diventi l’ultima carta di un condannato per terrorismo. Se il 77% delle domande è davvero fraudolento, come denuncia Van Belleghem, la priorità non può essere la burocrazia: deve essere il rimpatrio immediato, senza sconti, di chi ha già dimostrato con i fatti da che parte sta.



