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Siher in carcere, indagata la moglie libanese: si cerca Hamas

Youssef Siher trasferito in carcere, indagata la moglie Sagia Hammoud: verifiche su possibili legami con Hamas

Siher in carcere, indagata la moglie libanese: si cerca Hamas

Youssef Siher è stato trasferito in carcere dopo il fermo disposto dalla Procura di Milano. Il ricercatore italiano, 30 anni, è ritenuto dagli investigatori la mente del “Movimento 17 ottobre”, la sigla nata dopo i disordini che hanno devastato il centro di Milano. L’interrogatorio di convalida si terrà davanti al gip Tiziana Landoni, che dovrà decidere sulla richiesta della pm Francesca Crupi, che coordina le indagini insieme al procuratore Marcello Viola.

A Siher vengono contestati istigazione a delinquere con l’aggravante della finalità di terrorismo, violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche — reato introdotto dal decreto sicurezza appena entrato in vigore — e l’ipotesi di terrorismo prevista dall’articolo 270 bis del codice penale, che punisce con la reclusione da sette a quindici anni chi promuove o organizza associazioni che si propongono atti di violenza con finalità eversiva. Secondo quanto riporta Rainews, a far scattare l’aggravante sono stati i riferimenti al “manuale di rivolta egiziano”, un libretto clandestino distribuito nel 2011 durante la Primavera Araba, e l’invito esplicito a replicare in Italia la situazione francese.

La moglie e il telefono che ha incastrato Siher

Indagata per gli stessi reati, ma a piede libero, è la moglie Sagia Hammoud, 32 anni, mediatrice interculturale nata e cresciuta a Como. Sui social si definisce “libanese, palestinese e araba di appartenenza”. Secondo gli inquirenti i due, sposati dallo scorso settembre, erano gli unici amministratori della chat Telegram e della pagina Instagram del movimento. È stato proprio il cellulare acceso di Hammoud, riporta Libero, a permettere agli investigatori di localizzare il marito, che aveva invece il telefono spento. Tra i testi pubblicati dalla coppia figura un commento sulla morte di Ramy Elgaml, il diciannovenne morto durante un inseguimento dei carabinieri a Corvetto, descritta come “la punta di un iceberg” di una “gestione repressiva delle periferie”.

Le verifiche su Hamas

La Procura di Genova sta verificando possibili contatti tra Siher e gli indagati nell’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia sui presunti finanziamenti ad Hamas attraverso una rete di associazioni benefiche, inchiesta che nel dicembre 2025 portò a sette arresti, tra cui quello del presidente dell’Associazione palestinesi in Italia Mohammad Hannoun. Gli inquirenti hanno accertato che Siher era vicino alla galassia pro Pal e aveva sostenuto gli attacchi del 7 ottobre.

Un ricercatore italiano che inneggia alla Primavera Araba contro il governo, sposato con un’attivista che equipara la morte di un ragazzo inseguito dai carabinieri a una colpa dello Stato, indagato per terrorismo e con possibili legami a chi finanzia Hamas: è la fotografia di una rete che ha usato i social per costruire mobilitazione violenta sotto la copertura dell’attivismo pro Palestina. Chi ha tollerato per mesi convegni e reti studentesche islamiste senza vigilare ha lasciato campo libero a chi oggi rischia processi per terrorismo.