Un uomo di 44 anni ritenuto pericoloso per la sicurezza nazionale è stato scarcerato ed espulso dall’Italia. Lo ha reso noto il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi.
Secondo quanto riferito dal ministro, l’uomo era emerso all’attenzione delle autorità durante un periodo di detenzione, per aver minacciato di morte il personale della Polizia Penitenziaria. Nel farlo, si era autodefinito “soldato di Allah”, giustificando i suoi comportamenti oltraggiosi in nome di quella che riteneva una missione divina.
Dopo la scarcerazione, il 44enne è stato condotto in un Cpr, un Centro di permanenza per il rimpatrio, e successivamente imbarcato su un volo diretto verso il suo Paese di origine, riporta Secolo d’Italia, che cita una ricostruzione del Giornale.
Il caso si aggiunge a un bilancio che, dall’inizio della legislatura al primo aprile scorso, conta 239 soggetti allontanati dal territorio nazionale per legami con il radicalismo jihadista.
Il nodo delle contro-decisioni giudiziarie
Il lavoro del Viminale sulle espulsioni per motivi di sicurezza procede senza interruzioni, ma non sempre trova nella magistratura un argine altrettanto compatto. È il caso segnalato dalla deputata di Fratelli d’Italia Cristina Almici, relativo a un cittadino rimpatriato lo scorso 18 agosto: il suo trattenimento in un Cpr era stato bocciato dalla Cassazione, al punto che la difesa ha potuto chiedere un visto di rientro in Italia a spese dello Stato.
Chi decide di espellere un soggetto pericoloso fa il proprio lavoro fino in fondo: individua la minaccia, la porta in un centro di trattenimento, la imbarca su un volo. Ma quando le stesse decisioni possono essere smontate da un tribunale che riapre le porte a chi era già stato allontanato, l’intero impianto di sicurezza rischia di reggersi su un equilibrio precario.
Un Paese che si definisce sicuro non può permettersi che un rimpatrio eseguito diventi, per via giudiziaria, un biglietto di ritorno pagato dai contribuenti. La responsabilità di questi cortocircuiti non è del Viminale, che qui ha fatto correttamente il suo mestiere: è di chi continua a considerare ogni espulsione un’ipotesi reversibile.



