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Sánchez alza muri in mare a Ceuta. Ma gli altri non potevano farlo?

La Spagna di Sánchez costruisce barriere da 500 metri a Ceuta contro i migranti, dopo anni di prediche pro-accoglienza all’Italia.

Sánchez alza muri in mare a Ceuta. Ma gli altri non potevano farlo?

Pedro Sánchez, il leader che si è auto-eletto guida della sinistra europea, ha fatto installare a Ceuta barriere galleggianti lunghe 500 metri per fermare i migranti che arrivano a nuoto. Trenta-settanta centimetri fuori dall’acqua, fino a un metro sotto il pelo del mare. Un muro, sia pure di plastica invece che di mattoni. Come riporta La Verità, la mossa arriva dopo l’emergenza di 60.000 migranti arrivati a nuoto sulle coste spagnole, molti dei quali già rimpatriati.

Il dettaglio che vale la pena ricordare: nell’ottobre 2024, in un colloquio privato con papa Francesco, Sánchez aveva condiviso col pontefice una visione “umanistica” dell’immigrazione, quella dei “ponti e non barriere”. Otto mesi dopo, di fronte alla realtà dei numeri, il ponte è diventato una barriera galleggiante da mezzo chilometro.

Il moralismo di chi poi fa lo stesso

Per anni Sánchez ha bacchettato chi in Europa chiedeva regole più severe sull’immigrazione irregolare. Poi, quando i migranti sono arrivati a nuoto sulle sue coste, la Spagna li ha respinti, come scrive La Verità, “a fucilate”. Ora costruisce muri in mare. Il moralismo, evidentemente, vale finché il problema è degli altri.

Anche re Felipe VI è intervenuto sulla crisi, esprimendo solidarietà a Ceuta e Melilla e ricordando che «lo Stato deve vigilare sulla loro sicurezza ed evitare che questi fatti, costati la triste e tragica perdita di decine di vite, si ripetano». Parole che suonano stranamente simili a quelle che la destra italiana ed europea ripete da anni, prendendosi accuse di insensibilità.

Non è finita: anche il Portogallo sta rafforzando in modo massiccio le frontiere marittime in Algarve, proprio a causa della crisi di Ceuta. Quando il problema tocca le proprie coste, insomma, la sensibilità umanitaria trova sempre il modo di fare i conti con la realtà.

Meloni aveva ragione, e Sánchez si arrabbia

Sulla vicenda è intervenuta Giorgia Meloni, che ha ricordato come l’Italia, insieme alla Danimarca, abbia promosso una lettera firmata da 22 Stati membri dell’Unione europea per chiedere un’azione comune sulle frontiere esterne, il contrasto ai trafficanti e rimpatri più efficaci. «La difesa delle frontiere esterne dell’Unione non è l’interesse di una singola nazione», ha detto Meloni. «È una responsabilità comune dell’Europa».

La risposta di Sánchez non si è fatta attendere: ha bollato la richiesta dei 22 Paesi come dettata da «ignoranza o interessi politici» e un «atteggiamento contrario al diritto europeo e umanitario». Non ha nominato l’Italia, ma essendo Roma la promotrice della lettera, il destinatario del colpo era chiaro.

Sánchez chiede un vertice d’urgenza per decidere cosa fare. Nel frattempo, a Ceuta, la sua risposta l’ha già data: una barriera di 500 metri in mare. Il mare, a quanto pare, cambia colore a seconda di chi lo guarda da Madrid o da Roma.